10. July 2015 · Comments Off on Rate dei Prestiti non Pagate – Cosa Fare · Categories: Prestiti Finanziamenti

Se si salta il pagamento delle rate prestito, si viene iscritti al SIC (Sistema delle informazioni creditizie), quali cattivi pagatori, che è cosa ben diversa dallo stato di protestati per il quale si viene iscritti in un registro diverso (Centrale di Allarme Interbancaria o CAI), le cui regole e tempistiche amministrative sono ben differenti.

Vediamo cosa bisogna sapere in caso di rate prestito non pagate.

Anche se si procede al saldo di rate prestito non pagate, è da precisare che non verrà cancellato il nostro nominativo dal SIC (Sistema delle informazioni creditizie), al quale si rivolgono le principali agenzie finanziarie e banche. Però, c’è un dettaglio importantissimo.

La finanziaria o intermediario finanziario non può comunicare tacitamente al SIC il mancato pagamento di 2 rate (rate prestito non pagate) ma deve darne espressa comunicazione preventiva al cliente, in modo da dargli tempo 15 giorni per consentirgli di evitare l’iscrizione al SIC che avverrà dopo tale lasso.

Il SIC inizialmente aveva come monopolio operativo la CRIF, Centrale Rischi Intermediazione finanziaria. Ultimamente, si sono aggiunte altre società private per la gestione di informazioni, tra cui l’Experian e la CTC. Le società operanti nel SIC devono rispettare un preciso codice deontologico professionale.

Una volta iscritte le informazioni negative, quali per esempio anche rate prestito non pagate, e pure se solo nel numero di due, si ha una sola possibilità:

Saldare il pagamento delle rate prestito non pagate

Comunicare l’avvenuto pagamento delle rate prestito non pagate. La rettifica è istantanea ed avviene, di norma, gratuitamente. Non c’è bisogno di rivolgersi a intermediari di mediazione. Vi è la prassi ricorrente di contattare le associazioni dei consumatori. Consultare la propria posizione al SIC è un proprio diritto di normale cittadino e non può esserci impedito per legge. Per maggiori informazioni è possibile leggere questa guida su come cancellare un protesto sul sito Iprotestati.com.

Attendere che i tempi di prescrizione determinino l’eliminazione dal SIC di ogni informazione negativa sul nostro conto. Risulta essere da specificare che i tempi di prescrizione maturano dal momento in cui si dà comunicazione dell’avvenuto saldo delle rate prestito non pagate. Ecco perché è importante la rettifica istantanea delle informazioni sul proprio conto.

Ciò che si può cancellare dal SIC (Sistema di informazioni creditizie) sono solo le informazioni positive. Quindi, prestate bene attenzione a tutte le proposte commerciali che dichiaravo di pulirvi la vostra reputazione creditizia, in modo da farla ritornare immacolata. I miracoli, in questi casi, sono impossibili. Bisogna solo attendere. Si può provare, se proprio non si riesce a saldare le rate prestito non pagate, a rinegoziare il prestito presso la stessa finanziaria per la quale si hanno pendenze in corso. Il consolidamento prestiti potrebbe esservi rifiutato se cattivi pagatori. Comunque, ciò non è regola fissa e cambia da intermediario finanziario ad intermediario finanziario.

Risulta essere’ da precisare che, in base a recenti sentenze, non si possono applicare interessi di mora che sommati ai precedenti determinino un prestito usuraio.

Vediamo quali sono i tempi di prescrizione.

1 anno se le rate prestito non pagate sono pari a 1 o 2, a condizione che non vi siano stati altri ritardi o rate prestito non pagate

2 anni se le rate prestito non pagate sono pari a 3 e sempre all’identica condizione

3 anni per finanziamenti non saldati o con morosità grave, a partire dalla data di estinzione

In caso di informazioni non corrette è sempre possibile procedere, su richiesta, alla loro modifica. Se vi è reato di truffa (ad es. furto di identità), previo presentazione della denuncia, si può richiedere la modifica delle proprie informazioni al SIC.

Speriamo di avervi lasciato il maggior numero di informazioni e consigli utili. Capiamo bene il malumore che c’è tra chi si è trovato ad essere iscritto sin da subito come cattivo pagatore per una sola rata pagata in ritardo e ciò gli ha comportato l’attesa di un anno, vedendosi il più delle volte rifiutare altri prestiti. Magari dovrebbero essere previsti tempi di prescrizione più brevi per i ritardi meno consistenti. Gli intermediari finanziari dovrebbero evitare di creare tali difficoltà per pochissime rate pendenti. E’ una questione anche di elasticità, pur se si capisce che si potrebbe stipulare l’assicurazione. Con il prestito flessibile è possibile il salto rata senza costi aggiuntivi.

31. May 2015 · Comments Off on Prestiti Personali – Migliori Offerte Giugno · Categories: Prestiti Finanziamenti

In questo articolo segnaliamo le migliori offerte per quanto riguarda i prestiti personali di Giugno.

La nostra lista inizia da Findomestic. La finanziaria permette di ottenere prestiti personali con Tan e Taeg fissi, rispettivamente del 6,65% e del 6,85%.
Il finanziamento si caratterizza per la possibilità di modificare la rata durante il prestito, in modo da adattarlo alle proprie esigenze.

Fiditalia proprone Fidiamo, un prestito fino a trentamila euro che non prevede spese di istruttoria.
Per un prestito di dodicimila euro il Tan è 8,90% mentre il Taeg è 10,24%.

Interessante anche la proposta di Santander.
La banca propone un prestito da richiedere online con cui è possibile ottenere diecimila euro.
Il finanziamento può essere restituito in 72 rate mensili, il Tan è 6,89% mentre il Taeg è 10,24%.

L’ultima offerta che segnaliamo è quella di Consel.
La finanziaria propone un prestito con un Tan fisso di 7,50% e senza spese di istruttoria.

Le offerte relative ai prestiti personali sono quindi piuttosto numerose.
Bisogna però segnalare che le proposte segnalate sono destinate a chi dispone di un lavoro da dipendente da offrire come garanzia.

Per chi non si trova in questa situazione, le possibilità sono minori.
Consigliamo quindi di leggere questa guida sui prestiti veloci senza busta paga pubblicata su Ilprestitosenzabustapaga.com in cui sono presenti alcuni consigli utili.

Per ottenere i finanziamenti è infatti necessario offrire garanzie di altro tipo.

08. December 2014 · Comments Off on Rata del Prestito – In Cosa Consiste e Come Calcolarla Online · Categories: Prestiti Finanziamenti

Il vocabolario Zingarelli, versione cartacea, alla voce “rata” scrive: “Quota, parte in cui viene frazionato il pagamento di una somma entro un limite di tempo determinato e specialmente a intervalli regolari (es. trimestrale, annuale)”.

Se, poi, abbiniamo il sostantivo “rata” a “prestito”, otteniamo la seguente definizionecPagamento che il debitore effettua periodicamente per la restituzione del finanziamento secondo le cadenze stabilite contrattualmente.

Bene: non mettevo in dubbio che qualcuno di voi lettori avesse qualche dubbio sul significato letterale della parola “rata”, ma se state leggendo questa guida, vuol dire che siete in cerca di approfondimenti sull’argomento, perché sentite l’esigenza di esserne più consapevoli; e reputo che il migliore approccio alla conoscenza sia quello di analizzare i termini dal punto di vista meramente letterale.

Alcuni elementi vengono alla luce, infatti, sulla rata e definiscono i suoi aspetti principali:

— fa parte di un pagamento;

— ogni rata è una “frazione” o “quota”, cioè è una parte di questo pagamento (si suppone che la somma di tutte lerate costituisca l’intero pagamento);

— viene effettuata a intervalli regolari;

— rientra in un piano di restituzione di un debito;

— è regolata da un preciso “contratto”.

Da cosa è costituita la rata del prestito

Vediamo, ora, da cosa è costituita in realtà la rata del prestito.

Dopo che il prestito ci è stato concesso, secondo una delle modalità previste per quel prestito in particolare (che si differenziano nei modi, tempi, importi, documenti da presentare, a seconda se ilprestito è finalizzato o meno, destinato a categorie di lavoratori o non lavoratori, categorie agevolate, etc.), avremo a che fare con la suarestituzione.

Restituzione dell’importo che ci è stato dato in prestito? No, un po’ di più.
Poiché abbiamo a che fare con un prodotto commerciale (e i prodotti finanziari rientrano nella categoria di mercato), è naturale che chi “vende” tale prodotto abbia da doverci guadagnare qualcosa: è una legge di mercato ed è stato analizzato nella guida sugli “interessi del prestito”, nella quale si sono individuati gli “interessi” proprio nel “guadagno” che ottiene la banca o istituto finanziario nel commercializzare i suoi prodotti.

Allora: poniamo che ci venga dato in prestito l’importo che abbiamo richiesto, che si chiama “capitale”; quello che abbiamo da restituire all’istituto che lo ha erogato (che ci ha “venduto” tale prestito) sarà la somma del capitale più gli interessi, che vanno a costituire il “montante”.

E’ il “montante” quel “pagamento di cui il debitore” deve effettuare la restituzione, di cui alla definizione al paragrafo 1.: è il montanteche, frazionato, costituisce la rata.

La rata nel piano di ammortamento

Veniamo ad un altro aspetto della rata del prestito: il fatto che è un pagamento che viene effettuato “a intervalli regolari”, come recita la sua definizione.

L’“intervallo regolare” di tempo nel quale è previsto che siano distribuite le rate è “stabilito contrattualmente”: si tratta del cosiddetto “piano di ammortamento”.

Il piano di ammortamento, dunque, costituisce il documento, che può essere compreso nel testo del contratto di prestito o allegato per formarne parte integrante e sostanziale, nel quale vengono dettagliate le rate secondo
questi criteri:

— importo;

— quota di capitale;

— quota di interesse;

—         scadenza.

Poiché le banche o istituti finanziari che erogano ilprestito vogliono mettersi al sicuro rispetto al fatto che il loro “guadagno” venga garantito, solitamente si segue ilpiano di ammortamento cosiddetto “alla francese”, che prevede, all’inizio del piano di ammortamento, una quota di interessi maggiore rispetto alla quota capitale; la quotainteressi va poi esaurendosi nel tempo, in modo che alla fine delpiano di ammortamento si ha da restituire solamente la quotacapitale. Il tutto è proporzionato in modo tale che l’importo della rataresti costante nel tempo. (Ad es. una rata può essere costituita, inizialmente, da una quota interesse dell’80% e di capitale del 20%; successivamente di una quota interesse del 60% e di capitale del 40%, etc.).

4. Come si calcola la rata del prestito

Posti i chiarimenti di cui sopra, è chiaro che per potere fare un calcolodella rata del prestito, come è stato scritto a proposito del calcolo del prestito in generale, occorrono dei parametri fondamentali, in assenza dei quali non
è possibile effettuare il calcolo:

______ importo richiesto (capitale);

______ durata della restituzione de debito (piano di ammortamento): maggiore sarà il numero delle rate, minore sarà l’importo di ognuna, ma maggiori gli interessi da pagare;

_______ tasso di interesse applicato.

A proposito dell’ultima voce, vi consiglio di approfondire l’argomento sugli interessi: esistono due tassi di interessefondamentali che vengono applicati ad ogni finanziamento, prestito o mutuo che sia: Tan e Taeg (su ognuno dei quali è stata dedicata una guida specifica). Dirò in questa sede che il tasso del Tan è fisso e stabilito per legge; il Taeg, invece, varia da istituto a istituto ed è quello a fare la differenza quando si fanno dei preventivi sui prestitie dei confronti tra le varie offerte fatte da banche o istituti: il Taegcomprende anche le spese di commissione e quant’altro stabilite soggettivamente da ogni istituto.

Come effettuare il calcolo della rata

Il calcolo della rata del prestito non è cosa tanto semplice da effettuare “manualmente”; la formula da applicare, conoscendo le variabili di cui sopra è questa

nella quale R = rata, C = importo, i = tasso di interesse annuo, n = numero di rate applicate in un anno, t = numero di anni di durata del prestito.

Per fortuna, esistono numerosi strumenti per il calcolo della rata, che facilitano e velocizzano l’operazione: in diversi siti internet, sia quelli ufficiali delle banche o istituti che erogano prestiti, che in siti appositamente dedicati a fornire gratuitamente informazioni di questo tipo, ci sono degli strumenti di calcolo della rata per i quali è sufficiente inserire i dati richiesti e con un clic si avrà all’istante l’importo della rata.

Calcolo della rata online

Come abbiamo scritto sopra e come è stato scritto anche a proposito del calcolo sui prestiti, oltre che sul calcolo per acquisire dei preventivisul costo dei prestiti, gli strumenti offerti da internet sono sicuramente quelli che consigliamo: offrono la possibilità di effettuare ilcalcolo in tutta comodità ed eventualmente effettuarediversi calcoli per trovare la soluzione che più si confà alle nostre esigenze.

Il tutto, sottolineo, fatto in modo assolutamente gratuito e nel pienorispetto della privacy.

Gli strumenti di calcolo della rata più comuni che trovate su internet si basano sulla compilazione di un modulo come sopra esemplificato. Ma esistono anche dei siti che fanno anche dei calcoli di rata più complessi, offrendo un prospetto completo di piano di ammortamento (solitamente alla francese, come si scriveva sopra), in genere, da compilare in foglio excell.

Ho visitato anche dei siti che propongono di scaricare gratuitamente dei programmi particolari per il calcolo delle rate del prestito, per potere effettuare dei conti ancora più articolati: simulano diversi piani di ammortamento, comparando anche gli importi delle rate che risultano dai diversi piani di restituzione del debito per avere un’idea ancora più chiara del miglior tipo di contratto.

06. December 2014 · Comments Off on Interessi dei Prestiti – Come si Calcolano e Cosa Bisogna Sapere · Categories: Prestiti Finanziamenti

Ciò che conta maggiormente in un prestito è il tasso di interesse. Nella guida ai prestiti già se ne è accennato, ma qui vogliamo entrare più addentro all’argomento ed esaminare un po’ più da vicino in che cosa consiste il tasso di interesse o, meglio, i tassi di interesse.

Mi piace definire letteralmente il termine “interesse”: “tornaconto, convenienza, vantaggio, motivazione o profitto di un’azione”, recita il vocabolario on line della Farlex, ovvero, nel senso delle operazioni economiche, “percentuale che spetta a chi presta o deposita denaro”.

E’ chiaro, cioè, che la somma che andremo a restituire all’istituto finanziario o banca che ce l’ha erogata non sarà la stessa, ma sarà maggiorata, appunto, di quel “di più” che costituirà il suo “tornaconto”, la “convenienza” dell’operazione finanziaria.

La somma che restituiremo all’ente erogatore si chiama “montante”, che è il risultato della somma del capitale iniziale più gli interessi.

Ricordiamoci, come assunto, che tra un istituto che eroga un prestito e un cliente che ne beneficia, sarà sempre l’istituto ad avvantaggiarsene (altrimenti, le operazioni di prestito, come quelle di mutuo, o qualsiasi altra forma di finanziamento, non esisterebbero, semplicemente perché non ci sarebbe un guadagno da nessuna parte).

Il tasso di interesse, quindi, è proprio quel “di più” che costituisce il “profitto dell’azione” che qui è il prestito, spettante all’istituto finanziario, è espressa in percentuale e varia a seconda dell’importo della somma prestata (capitale finanziato), della durata del piano di restituzione del debito (piano di ammortamento), dell’importo delle rate.

Per chi concretamente ha da restituire il prestito, il tasso di interesse è quella percentuale in più, che, sommata all’importo (virtuale) della rata, costituisce l’ammontare (reale) della rata spessa.

Per altri dettagli sui tassi di interesse applicati ai prestiti, oltre che a questa guida, vi rimando alle guide sul TAN e sul TAEG.

Storia sui tassi di interesse

I primi prestiti di cui si ha traccia risalgono addirittura al IV millennio avanti Cristo, all’epoca dei Sumeri, quando il “capitale finanziato” consisteva in quantità di metallo e grano; già in questi veniva applicato un primordiale “tasso di interesse”: al momento della restituzione della merce, il commerciante doveva “un di più” di materiale.

La cosa interessante è che, nella storia, si trovano maggiori tracce, specie nell’Antico Testamento e nel Corano, sugli effetti “disonesti” dell’applicazione del principio dell’interesse sul prestito; ed è interessante che il colpevole di “usura” fosse considerato anche un “infedele”, in un certo senso: ossia, chi non rispettava le regole “di mercato”, non rispettava neanche le regole “di morale”, religiose.

Chi volesse approfondire l’argomento, vi rimando al Libro dell’Esodo, capitolo 22.

Già prima il filosofo Aristotele nell’Etica Nicomachea aveva considerato la pratica collegata al prestito e agli interessi una categoria morale negativa.

Ma facciamo un passo avanti di qualche millennio: con la rivoluzione francese del 1789 e il codice civile del 1804 napoleonico, si liberalizza il contratto di prestito.

Altro balzo: 1930, il celebre economista e statistico americano Irving Fisher ne “La teoria dell’Interesse” fonda le basi della concezione economica moderna di “interesse”.

Interesse semplice

L’interesse semplice in un prestito è la forma basilare del tasso di interesse ed è direttamente proporzionale al capitale finanziato e alla durata della sua restituzione (piano di ammortamento).

Si dice che l’interesse semplice si accumula “linearmente”proprio perché cresce semplicemente di una certa frazione uguale nel tempo.

Una volta che il pagamento di questo primo tasso di interesse viene effettuato dal creditore, questi può decidere se reinvestirlo nuovamente: nel caso in cui decida di reinvestirlo nello stesso capitale, allora si cominceranno ad accumulare altri interessi su questi interessi semplici; gli interessi degli interessi: questi sono gli interessi composti.

Quindi, per chiarire la differenza (che è semplice, ma l’obbligatorio gioco di parole sembrerebbe complicarla): se gli interessi si calcolano semplicemente sul capitale finanziato, si parla di tasso di interesse semplice; se questi interessi si sommano al capitale iniziale, allora genereranno altri interessi: gli interessi composti.

Gli interessi si possono calcolare sia sul capitale ed in questo caso è untasso semplice, mentre se gli interessi si sommano al capitale e generano altri interessi, parliamo di tassi d’interesse composti.

Ricordo, come accennato al par. 1, che il capitale inizialmente ricevuto in prestito, sommato agli interessi, è detto “montante”.

Calcolo dell’Interesse semplice

Posta la definizione del paragrafo precedente, userò i seguenti simboli per le formule che seguono: C (capitale), I (interesse semplice), r(ragione o tasso percentuale di interesse), t (tempo, ossia durata del piano di ammortamento), 100 (è la percentuale con la quale viene espresso il tasso di interesse).

Ecco la formula per evincere il tasso di interesse semplice:

I = (C x r x t) : 100

ovvero: l’interesse semplice (I) è = a capitale (C) x  ragione o tasso percentuale di interesse x tempo (t) : 100 (percentuale)

Esempio: se ottengo un prestito ammontante ad un capitale di Euro 50.000  al tasso del 9% e lo restituirò in due anni, quale sarà il tasso di interesse (semplice) che alla scadenza dovrò pagare?

calcolo: (50.000,00 x 9 x 2) : 100 = 9.000,00

Gli interessi totali che andrò a pagare saranno Euro 9.000,00.

Se, invece, volessimo calcolare il Capitale o il tasso, partendo dagli altri elementi, allora applicheremo le formule:

C = (I x 100) : (r x t)

Esempio (con gli stessi dati di sopra):  (9.000,00 x 100) : (9 x 2) = 50.000,00 ( il capitale iniziale).

Oppure ancora:

r = (I x 100) : (C x t)

Esempio: (9.000,00 x 100) : (50.000,00 x 2) = 9% (il tasso applicato).

Interesse composto: anatocismo

L’interesse composto è anche detto “anatocismo”: il termine deriva dal greco antico e unisce due parole, che significano anà = nuovo e tokòs = interesse; è, dunque, un nuovo interesse che viene applicato al capitale che inizialmente si è ricevuto in prestito.

(Cito tra parentesi che l’anatocismo, nella legge italiana, come vedremo nell’elenco delle leggi più avanti, è consentito solo in ristretti ambiti: vedi Codice Civile, art.1283).
L’interesse composto è l’interesse dell’interesse semplice, come accennato sopra: ossia, quel tasso di interesse che viene calcolato sulla somma del capitale iniziale al quale sono già stati aggiunti gli interessi iniziali; ossia il tasso di interesse sul “montante”.

Nelle pratiche bancarie, relativamente alle operazioni di prestito, di mutuo o di finanziamento, le operazioni relative all’anatocismovengono chiamate “capitalizzazioni di capitale” e possono essere semplici, nel caso in cui si tratti di calcolo di interesse semplice (ma il termine è molto poso usato) e composte, quando si riferiscono agliinteressi composti, appunto.

“Capitalizzare” ha il significato specifico di “Trasformare in capitale i risparmi o gli interessi non consumati” (definizione tratta dal Vocabolario italiano di Sabatini Coletti): proprio perché torna ad essere “capitale”, diventa nuovamente “tassabile”.

Capitalizzazione composta

Non farò qui, come ho fatto sopra per l’interesse semplice, l’esemplificazione del calcolo dell’interesse composto, perché è un’operazione un po’ più complicata e, dato che ci sono delle apposite calcolatrici che lo fanno al posto nostro, perché non approfittarne? Esistono, poi, anche dei siti che offrono la possibilità di fare dei veloci calcoli degli interessi composti.
Voglio segnalare in questo paragrafo (che si voglia o meno calcolare gli interessi derivanti da un sistema di capitalizzazione composto), che salterà subito all’occhio come il debito che alla fine andremo a restituire, ossia il montante vero e proprio, sia parecchio cresciuto rispetto al debito iniziale.

Malgrado il principio dell’anatocismo sia praticato già da tanto tempo, la legge italiana non si è grandemente attivata ad aggiornare questa (grande) fetta dei prestiti o, comunque, di qualsiasi operazione finanziaria, che prevede dei tassi di interesse re-investiti.

La legge che ho citato al paragrafo precedente del Codice Civile, la n.1283, che vige e regola questo argomento, è del 1942. In linea di principio, la legge è contraria al pagamento degli interessi sugli interessi di periodi precedenti, ma di fatto la pratica, la giurisprudenza, ha legittimato le clausole di capitalizzazione, con un evidente contrasto all’antico art.1283.

Sono ancora aperte le discussioni in materia e, fino a quando non si approderà ad un ordinamento vero e proprio, si andrà avanti con sentenze di Corte di Cassazione (una nel 1999 voleva impedire che si derogassero le norme di cui all’art.1283),  decreti, norme transitorie; il cosiddetto “decreto salva banche” del 23 luglio 1999 (da cui la legge n.342 del 4 agosto 1999), che ha messo alla luce degli anacronismi in seno agli stessi regolamenti bancari; per approdare ad una serie di sentenze (n.17813 del 13 dicembre 2002, n.21095 del 4 novembre 2004.

Insomma, direi che sulle regole della capitalizzazione la normativa italiana non è proprio chiarissima.

 

Leggi sull’usura

La legge italiana è, invece, più chiara sull’usura.

Dopo la sentenza della Consulta del 17 ottobre 2000, un secondo decreto fu approvato il 29 dicembre 2000, n.394, firmato dall’allora presidente del Consiglio Amato e dal presidente della Repubblica Ciampi, convertito in legge 28 febbraio 2001, n. 24.

Il decreto costituisce l’interpretazione autentica della legge antiusura del 1996 n.108.

Se le norme relative all’infrazione sui regolamenti (già poco chiari) che riguardano l’anatocismo e il sistema di capitalizzazione rientrano nell’ambito del codice civile, le sanzioni in caso di usura rientrano in quello penale: l’articolo 644 del codice penale annovera l’usura come reato.

In caso di usura è prevista l’apertura di un’indagine penale, con l’intervento del Pubblico Ministero; sul fronte civilistico le sanzioni previste per l’usuraio sono particolarmente penalizzanti (art.1815 c.c., legge 108 del 1996).

Anche il sistema bancario non è immune dal reato di usura, anzi, è prevista un’aggravante nel caso in cui l’usuraio sia un soggetto che esercita l’attività bancaria (art. 644 c.p., n.1).

Cito qui alcuni dei provvedimenti previsti dalla sopra citata legge n.108 del 7 marzo 1996 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.58 dell’8 marzo 1996):

– la nullità del contratto dei prestiti o di qualsiasi operazione finanziaria nella quale siano stati convenuti “tassi usurai” (art.4):

– all’art. 1 è prevista anche la possibilità del sequestro immediato dei beni dell’usuraio per risarcire le “sue” vittime;

–  viene istituito un fondo di solidarietà per le vittime di usura che prevede l’erogazione di mutui a 5 anni e tasso zero, proporzionale alle somme derubate dall’usuraio (art.14);

– le vittime di usura che non denunciano il fatto, perdono ogni diritto di tutela (art.11).

A maggiore tutela del consumatore, la Banca d’Italia, che ha sostituito l’Ufficio Italiano Cambi, stabilisce un limite relativo per il tasso di usura, riferito al Tasso Annuale Effettivo Globale (TAEG), rilevato ogni tre mesi.

02. December 2014 · Comments Off on TAN – Significato e Definizione · Categories: Prestiti Finanziamenti

Ciò che conta maggiormente in un prestito è il tasso di interesse. Nella guida ai prestiti già se ne è accennato, e più in dettaglio se ne parlerà ancora, ma qui vogliamo entrare più addentro all’argomento ed esaminare un po’ più da vicino quali sono i tassi di interesse che riguardano i prestiti.

Ma prima, voglio rivolgermi a chi, immagino, sia incappato in questa guida: questo qualcuno si troverà nella difficile situazione di dovere chiedere un prestito, altrimenti non starebbe qui a leggere per diletto; a questo qualcuno sarà capitato di vedere pubblicizzata una particolare offerta di prestito e su quella un bel TAN in grassetto seguito da un numero in percentuale: “sì, ma che è?”, mi immagino si sia chiesto questo qualcuno tra sé e sé. Ma non ha osato chiederlo a nessuno ad alta voce, per paura di essere tacciato di ignoranza.

Bene, allora: chiunque siate voi che state leggendo questa guida, che avete superato, o state superando, solo per il fatto di essere qui a leggere, il pregiudizio di essere etichettati “ignoranti” ed esclusi dalla società perché non sapete cos’è il TAN e avete avuto il coraggio di venire a documentarvi, vi dico che è meglio imparare le cose da chi non ha interesse a vendervi un prodotto commerciale, come me che scrivo, che impararle da chi, invece, fa proprio quel mestiere.

Detto questo, andiamo avanti.

Significato TAN

Il tasso di interesse, accenno qui per intenderci, è quel “di più” che costituisce il “tornaconto, convenienza, vantaggio, motivazione o profitto di un’azione” (definizione di “interesse” tratta dal vocabolario on line della Farlex), che dà alla banca il motivo per commercializzare prodotti quali il prestito (come anche il mutuo e qualsiasi forma di investimento): laddove c’è un ente erogatore, un cliente e una somma erogata, a guadagnarci deve essere sempre il primo; è una legge di mercato: se così non fosse, i prodotti finanziari non avrebbero ragion d’essere.

TAN è un’acronimo e sta per Tasso Annuo Nominale.

Possiamo senz’altro affermare che il TAN rappresenta il tasso di interesse più semplice al quale si può fare riferimento: rappresenta iltasso di interesse maturato in un anno dalla somma del capitale.

Il tasso annuale viene calcolato sul capitale residuo, cioè sul suo ammontare effettivo alla fine di ogni anno, ed è chiaro che sarà minore di anno in anno, poiché minore sarà l’importo del capitale, decurtato delle rate già pagate durante l’anno.

Si parla di “tasso di interesse puro” applicato ad un prestito, è espresso in percentuale e serve, appunto per calcolare l’importo effettivo delle rate.

Esiste, però, anche il caso che la durata della restituzione del prestito (piano di ammortamento), sia superiore al periodo di tempo per il quale il tasso di interesse viene conteggiato: si parla in questo caso di “tasso composto”. Vengono qui calcolati nel calcolo del tasso annuale degli interessi anche gli interessi parziali già maturati: gli interessi degli interessi, vale a dire.

Ma il TAN non rappresenta SOLO il tasso annuale di riferimento: è composto, infatti, anche dallo SPREAD

TAN  e SPREAD

Fatta l’equivalenza:

TAN = Tasso di riferimento + SPREAD,

vediamo di individuare in cosa consiste quest’altro elemento, che contribuisce a rendere l’operazione prestito “vantaggiosa” per l’istituto erogatore.

La parola inglese “spread” in italiano la tradurremmo con “scarto” o “margine”: si tratta di quella percentuale che ogni banca aggiunge al capitale finanziato, quale proprio guadagno.

Abbiamo già detto che se non ci fosse un guadagno per gli istituti che erogano i prestiti, i prodotti finanziari non avrebbero ragion d’essere, dal punto di vista economico.  Lo spread, quindi, per tornare alla definizione di “interesse”, è esattamente quel “profitto” chiaro e tondo, che ogni banca o istituto di credito trae dal commercializzare prodotti finanziari come il prestito; il “margine” di guadagno che spetta all’ente erogatore, se vogliamo.

Lo spread, espresso anch’esso in percentuale, solitamente oscilla tra  lo 0,5% e il 2% e viene applicato al capitale finanziato, ma, come detto, ogni banca fissa una sua quota, in base anche al tasso di riferimento di mercato: Euribor per i tassi variabili, Eurirs per i tassi fissi.

Lo SPREAD

Facciamo una breve “zoommata” su questo nuovo termine in cui ci siamo imbattuti.

Abbiamo detto che lo SPREAD rappresenta il vero guadagno dell’istituto finanziario che eroga un prestito; citeremo nel paragrafo successivo le leggi che regolano i tassi di interesse, per evitare il rischio che ogni istituto stabilisca dei tassi a “sua misura” per il preciso scopo di guadagnare sui clienti (operazione illegale, che si chiama “usura”).

Lo Spread, quindi, si basa sui due tassi che ho citato sopra. Definiamo cosa sono Euribor e Eurirs: si riferiscono al “prezzo del denaro”, che ha in Europa una sua quotazione ; il prefisso “Eu-“ , del resto, ci fa capire che si tratta di norme valide per le grandi banche appartenenti all’area EUropea, e non più stabilite da singoli istituti regionali: sono riferimenti che possono essere utilizzati come indicatori del costo del denaro, da cui poi le decisioni della BCE (European Central Bank).

Naturalmente, a questi riferimenti, poi, ogni istituto aggiungerà quel famoso”di più”, come abbiamo detto, che costituirà il suo ricavo.

Le leggi di riferimento sui tassi di interesse

La legge italiana si occupa di tassi di interesse a diversi livelli, al fine di evitare che l’ente che si propone di offrire un prestito a che ne ha la necessità, non approfitti della sua situazione di grande forza e vantaggio per poterlo sfruttare: per esempio, un tasso di interesse superiore al 150% costituisce un vero e proprio “tasso usuraio”.

Cito qui, invece, quei regolamenti che si riferiscono in particolare aitassi di interesse di cui abbiamo parlato:

– Testo Unico Bancario artt. 116/119, del marzo 2003;

–  Legge n.108 del 1996;

Cito anche le seguenti norme più generali:

–  la Legge che regola le norme sulla trasparenza delle operazioni bancarie e creditizie (art.154 del 1992);

–  la Legge che rappresenta il Testo Unico Bancario (la n.385 del 1993);

–  il Codice di deontologia in tema di crediti (legge n.300 del 2004);

–  il Codice in materia di protezione sui dati personali, ovvero la tutela della privacy ( n.196 del 2003).

Scegliere il miglior prestito in base al tasso di interesse

In tutte le operazioni finanziarie, i tassi di interesse che vengono applicati vengono espressi obbligatoriamente per legge nel contratto, da parte degli istituti finanziari o banche.

Risulta essere facile e frequente imbattersi in pubblicità, che arrivano da qualsiasi mezzo d’informazione (volantini nelle cassette della posta o nei tergicristalli delle auto, email, spot televisivi e radiofonici), da parte di istituti finanziari, che propongono prestiti a condizioni vantaggiosissime.

Spesso, come richiamo per attirare il cliente ( e mi riferisco a quanto scritto in “premessa”), gli istituti reclamizzano tassi bassissimi, o, addirittura, “tasso zero”! Attenzione: il tasso di interesse zero può essere riferito solo al TAN, ma il TAN non è l’unico tasso di interesse che si applica ai prestiti.

Bisogna fare attenzione, dunque, quando ci si trova nella delicata posizione di dovere richiedere un prestito, e stare con gli occhi bene aperti non solo riguardo alle finanziarie in sé, accertandosi che siano autorizzate a compiere operazioni di commercio di denaro, ma anche ai tassi di interesse applicati.