28. May 2017 · Comments Off on Come Compilare una Fattura Commerciale · Categories: Fisco

La fattura commerciale, rispetto alle lettere commerciali, è uno strumento quotidiano ed indispensabile per tutte le figure professionali impegnate nel commercio. Vediamo insieme come funziona. La fattura commerciale o la Proforma, non è altro che il documento mediante il quale il mittente della merce dichiara il contenuto, il valore della spedizione ed il materiale di composizione del bene spedito. Il documento deve essere redatto in conformità alle diverse leggi internazionali, che prevedono precisi requisiti di esportabilità, per agevolare i controlli alla dogana, bene esser precisi nella redazione delle sezioni relative allo sdoganamento in esportazione, al fine anche di assicurare una consegna nei termini contrattuali prestabiliti.

Che dire se oggetto di spedizioni sono merci e materiali non classificabili come documenti, con destinazione esterna all’Unione Europea. In questo caso le normative doganali prevedono una serie di requisiti per l’emissione della fattura commerciale, o Proforma.

Le spedizioni di merci e materiali non classificabili come documenti e non destinate alla vendita, in genere oggetto di spedizioni tra privati, prevedono la redazione della Proforma;
Le spedizioni di merci e materiali di valore commerciale, destinati alla vendita, prevedono l’osservanza delle norme doganali relative all’emissione della Fattura Commerciale.

Per agevolare ed assicurare uno sdoganamento preciso e rapido la fattura deve essere redatta correttamente. Un’eventuale imprecisione o mancanza di elementi essenziali sarebbe causa di ritardo in fase di controllo doganale, provocherebbe conteggi errati dei relativi oneri e quindi sarebbe la base per multe e sanzioni, talvolta anche molto onerose. Per un esempio è possibile vedere questo modello di fattura proforma sul sito Lafattura.net.
La Fattura Commerciale o Proforma va compilata in inglese o italiano. In questo caso deve esser correlata da traduzione nella lingua del paese di destino e va riprodotta in cinque copie.

14. August 2015 · Comments Off on Come Versare la Ritenuta d’Acconto · Categories: Fisco

In un articolo precedente abbiamo parlato della prestazione occasionale, oggi vediamo invece come può essere fattto il versamento della ritenuta d’acconto.

Come abbiamo spiegato, il compenso indicato sulla ricevuta per la prestazione occasionale è soggetto a una ritenuta d’acconto del 20% quando il cliente dispone di Partita IVA.
Il cliente agisce quindi come sostituto d’imposta, la ritenuta d’acconto rappresenta infatti un anticipo sulle imposte che vengono poi versate.

I compensi che sono soggetti a ritenuta d’acconto sono redditi da lavoro autonomo, redditi da lavoro dipendente, redditi da capitale, altri redditi e plusvalenze soggette a imposta sostitutiva.
Esistono molteplici valori di ritenute d’acconto; per quanto riguarda i lavoratori autonomi la ritenuta da versare è pari al 20% dell’imponibile.

Il sostituto d’imposta deve quindi versare al fisco la ritenuta d’acconto.
Vediamo quali sono i termini e le modalità per questo tipo di operazione.

Il sostituto d’imposta deve versare la ritenuta d’acconto entro il giorno 16 del mese successivo al pagamento attraverso il Modello F24 unicamente con modalità telematiche per i datori titolari di partita Iva.
Il codice tributo da utilizzare è 1040.
Per quanto riguarda la compilazione del Modello F24, è possibile fare riferimento a questa guida sul codice tributo 1040 presente sul sito Codicetributo.com.

La ritenuta d’acconto corrisposta deve essere certificata dai soggetti che le hanno effettuate. La certificazione deve essere consegnata entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello in cui sono state corrisposte le somme e deve indicare i seguenti dati
L’importo totale delle somme corrisposte.
L’importo delle ritenute e delle detrazioni di imposta effettuate, oltre che dei contributi previdenziali e assistenziali.
Altre eventuali informazioni non obbligatorie.

Il versamento della ritenuta d’acconto risulta essere quindi molto semplice.

04. August 2015 · Comments Off on Prestazione Occasionale – In Cosa Consiste · Categories: Fisco

La prestazione occasionale è uno strumento molto utile, in questa guida spieghiamo in cosa consiste e come funziona.

La legge propone la seguente definizione, utile per capire in cosa consiste la prestazione occasionale, i può definire lavoratore autonomo occasionale chi si obbliga a compiere, dietro corrispettivo, un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio, senza vincolo di subordinazione, né potere di coordinamento del committente e in via del tutto occasionale.

Le prestazioni occasionali sono quindi rapporti di lavoro che non possono superare la durata complessiva di trenta giorni in un anno con lo stesso committente.
Questo significa che è possibile eseguire più prestazioni occasionali durante l’anno, per ogni committente non è possibile però superare la durata prevista.

Oltre al limite di tempo, esiste un altro limite importante da considerare, quello relativo ai compensi.
I compensi totali, percepiti da tutti i lavori eseguiti, non possono infatti superare 5000 euro in un anno.

Chi esegue la prestazione occasionale ha anche l’obbligo di scrivere una ricevuta per ogni lavoro eseguito.
La ricevuta deve contentere alcuni dati obbligatori, i dati del lavoratore, quelli del committente, il numero progressivo, la data e la descrizione.
Nel caso in cui il compenso superi 77,47 euro, è necessario applicare una marca da bollo da 1,81 euro alla ricevuto.

Un elemento importante della ricevuta per prestazione occasionale è la ritenuta d’acconto.
La ritenuta d’accounto può essere definita come un anticipo sulle tasse richiesto sulle somme guadagnate.
Questo anticipo viene dedotto dai compensi e pagato dal committente, se titolare di Partita Iva.

Sul totale della ricevuta è quindi necessario calcolare la ritenuta d’acconto del 20%, se il committente ha Partita Iva, e dedurlo dalla somma che viene pagato.

Come esempio è possibile vedere questo modello di ricevuta messo a disposizione sul sito Prestazioneoccasionale.com.

Come abbiamo detto, la ritenuta d’acconto deve essere inserita solo se il committente ha Partita Iva.
Se il cliente è un privato, non può infatti operare come sostituto d’imposta.

La prestazione occasionale rappresenta quindi una soluzione interessante quando si ha la possibilità di eseguire un lavoro senza dovere aprire partita IVA, in presenza delle condizioni indicate in precedenza.

07. June 2015 · Comments Off on Codice Fiscale · Categories: Fisco

Il codice fiscale rappresenta lo strumento di identificazione del cittadino nei rapporti con gli enti e le amministrazioni pubbliche.

Per non avere problemi al momento della presentazione di documenti, atti o dichiarazioni dei redditi, il codice fiscale deve essere valido ossia registrato negli archivi dell’anagrafe tributaria gestiti dall’Agenzia delle Entrate.

Il codice fiscale delle persone fisiche è costituito da un insieme di lettere e numeri e più precisamente: le prime tre lettere sono le prime tre consonanti del cognome (se il cognome ha meno di tre consonati queste sono seguite dalle prime tre vocali fino ad avere tre caratteri; se il cognome ha due caratteri, il terzo sarà la lettera X), lo stesso criterio vale per il nome che fornisce le seconde tre lettere, i primi due numeri rappresentano l’anno di nascita, il nono carattere è una lettera che indica l’anno di nascita, i successivi due numeri sono il giorno di nascita, che per le donne è aumentato di quaranta unità, i caratteri da dodici a quindici indicano il luogo di nascita, l’ultimo è assegnato dall’Anagrafe Tributaria.

La generazione, la produzione e l’invio del tesserino plastificato è a cura dell’Agenzia delle Entrate, mentre l’attribuzione può essere effettuata anche dai comuni, per i neonati e dai consolati, per i cittadini residenti all’estero. Il cittadino che si rechi negli uffici locali dell’Agenzia delle Entrate per l’attribuzione del codice fiscale deve compilare un modulo e presentare un valido documento di riconoscimento: per gli extracomunitari occorre il passaporto o il permesso di soggiorno, per i neonati basta il certificato di nascita o l’autocertificazione del genitore.

30. January 2015 · Comments Off on Prestazione Occasionale e Ritenuta d’Acconto – Informazioni Utili · Categories: Fisco

Tra le nuove forme contrattuali di lavoro, sorte negli ultimi anni e molto diffuse in Italia, c’è la collaborazione occasionale. Si tratta di un contratto professionale tra un committente e un collaboratore, con il quale il secondo adempie a un lavoro per il primo, ma senza vincolo di subordinazione e in qualità meramente occasionale, ovvero senza un rapporto stabile.

La collaborazione occasionale presenta alcuni limiti, per evitare che si trasformi in modo inappropriato in un vero e proprio rapporto di lavoro stabile e sostitutivo delle forme di assunzioni previste per il caso (contratto a tempo determinato, indeterminato, etc.). La collaborazione con lo stesso committente può avvenire per un periodo non superiore a 30 giorni nell’anno solare, non necessariamente consecutivi. Inoltre, il collaboratore, pur potendo stipulare più contratti di collaborazione con lo stesso committente o con più committenti, non dovrà superare complessivamente i 5.000 euro lordi nell’anno solare. Nel caso in cui lo facesse, dovrà informare tempestivamente il committente, in quanto sulla quota eccedente il limite previsto, dovranno essere versati anche i contributi previdenziali all’Inps, ripartiti nei due terzi a carico del committente e in un terzo a carico del collaboratore, sebbene la percentuale applicata sia inferiore a quella vigente per i contratti di lavoro veri e propri.

Da un punto di vista formale, il collaboratore dovrà emettere una ricevuta, numerata progressivamente, in base al numero di collaborazioni svolte nell’anno con lo stesso committente. Oltre a indicare i suoi dati identificativi e quelli del committente, dovrà anche mettere nero su bianco i giorni di lavoro svolti per la collaborazione, la data, la firma e la cifra lorda e netta che richiede al committente come pagamento per la collaborazione svolta.

Infatti, entro il quindicesimo giorno del mese successivo all’emissione della ricevuta, il committente avrà l’onere di versare allo stato il 20% della cifra lorda liquidata al collaboratore a titolo di acconto. Per questo, tali collaborazioni vengono anche impropriamente chiamate comunemente ritenute di acconto.

Dunque, se il collaboratore chiede il pagamento di 1.000 euro per svolgere una certa collaborazione, 200 euro saranno versati dal committente al Fisco e 800 euro gli andranno subito in tasca. In sostanza, il committente applica alla somma richiesta il 20%, che dovrà versare allo stato come sostituto d’imposta. Si tratta di un acconto, perché la posizione fiscale del collaboratore sarà a questo punto definita in sede di dichiarazione dei redditi, verificando se egli debba versare ancora qualcosa allo stato o se, al contrario, è in credito con esso.

A tale fine, bisogna sommare il reddito derivante dalle collaborazioni con altre fonti di reddito (lavoro, pensione, etc.). Solo ai fini previdenziali, invece, il reddito derivante dallo svolgimento di collaborazioni occasionali non va sommato agli altri redditi, se non per l’eventuale quota eccedente i 5.000 euro lordi all’anno.

La dichiarazione dei redditi non è sempre obbligatoria. Si può evitare, quando il collaboratore ha svolto nell’anno collaborazioni sotto i 4.800 euro lordi circa complessivi con lo stesso committente, in assenza di altri redditi. Tuttavia, è consigliabile sempre farla, perché due sono le alternative: o si è in debito con il fisco (o si è tenuti, comunque a presentare la dichiarazione), per cui si ha l’obbligo; oppure si è in credito con lo stato, pur non essendo obbligati alla presentazione, per cui si ha la convenienza, visto che si potrà richiedere al Fisco la restituzione delle ritenute versate.

Si pensi a un collaboratore che ha svolto nell’anno solare diverse collaborazioni con uno o più committenti nel limite di 5.000 euro lordi in tutto. Ciò significa che egli avrà effettivamente intascato 4.000 euro, mentre 1.000 euro sono andati al Fisco a titolo di acconto d’imposta. Se il collaboratore non ha percepito altri redditi o se questi altri redditi fossero tali, per cui le detrazioni per il lavoro dipendente e i redditi assimilati risultano superiori a quanto egli dovrebbe versare come saldo Irpef, egli potrà ottenere il rimborso parziale o finanche totale delle ritenute, ovvero dei 1.000 euro. Se non si presentasse la dichiarazione dei redditi, pur avendone facoltà, si perderebbe questo credito.

Questo tipo di collaborazione presenta, dunque, indubbi vantaggi. Permette a chi ha del tempo libero, pur lavorando già, di arrotondare, svolgendo un lavoretto con poche formalità burocratiche, dato che nell’ordinarietà dei casi, è il committente a predisporre il tutto, ricevuta compresa. Per cifre relativamente basse, come abbiamo visto, si è esentati dal versamento dei contributi previdenziali, mentre si paga solamente sulla quota eccedente i 5.000 euro lordi, nel caso di sforamento dei limiti.

Tuttavia, vi è anche il rovescio della medaglia. Utilizzare questa tipologia contrattuale quale fonte primaria di reddito, qualora si possegga una professionalità richiesta dal mercato, pone il collaboratore a limitare il suo lavoro nell’anno solare, al fine di non eccedere i limiti di reddito e delle giornate lavorate imposti dalla legge. Potrebbero rivelarsi più utili, in quel caso, altre forme contrattuali, non necessariamente pedanti, come il rapporto di lavoro dipendente.