30. January 2015 · Comments Off on Prestazione Occasionale e Ritenuta d’Acconto – Informazioni Utili · Categories: Fisco

Tra le nuove forme contrattuali di lavoro, sorte negli ultimi anni e molto diffuse in Italia, c’è la collaborazione occasionale. Si tratta di un contratto professionale tra un committente e un collaboratore, con il quale il secondo adempie a un lavoro per il primo, ma senza vincolo di subordinazione e in qualità meramente occasionale, ovvero senza un rapporto stabile.

La collaborazione occasionale presenta alcuni limiti, per evitare che si trasformi in modo inappropriato in un vero e proprio rapporto di lavoro stabile e sostitutivo delle forme di assunzioni previste per il caso (contratto a tempo determinato, indeterminato, etc.). La collaborazione con lo stesso committente può avvenire per un periodo non superiore a 30 giorni nell’anno solare, non necessariamente consecutivi. Inoltre, il collaboratore, pur potendo stipulare più contratti di collaborazione con lo stesso committente o con più committenti, non dovrà superare complessivamente i 5.000 euro lordi nell’anno solare. Nel caso in cui lo facesse, dovrà informare tempestivamente il committente, in quanto sulla quota eccedente il limite previsto, dovranno essere versati anche i contributi previdenziali all’Inps, ripartiti nei due terzi a carico del committente e in un terzo a carico del collaboratore, sebbene la percentuale applicata sia inferiore a quella vigente per i contratti di lavoro veri e propri.

Da un punto di vista formale, il collaboratore dovrà emettere una ricevuta, numerata progressivamente, in base al numero di collaborazioni svolte nell’anno con lo stesso committente. Oltre a indicare i suoi dati identificativi e quelli del committente, dovrà anche mettere nero su bianco i giorni di lavoro svolti per la collaborazione, la data, la firma e la cifra lorda e netta che richiede al committente come pagamento per la collaborazione svolta.

Infatti, entro il quindicesimo giorno del mese successivo all’emissione della ricevuta, il committente avrà l’onere di versare allo stato il 20% della cifra lorda liquidata al collaboratore a titolo di acconto. Per questo, tali collaborazioni vengono anche impropriamente chiamate comunemente ritenute di acconto.

Dunque, se il collaboratore chiede il pagamento di 1.000 euro per svolgere una certa collaborazione, 200 euro saranno versati dal committente al Fisco e 800 euro gli andranno subito in tasca. In sostanza, il committente applica alla somma richiesta il 20%, che dovrà versare allo stato come sostituto d’imposta. Si tratta di un acconto, perché la posizione fiscale del collaboratore sarà a questo punto definita in sede di dichiarazione dei redditi, verificando se egli debba versare ancora qualcosa allo stato o se, al contrario, è in credito con esso.

A tale fine, bisogna sommare il reddito derivante dalle collaborazioni con altre fonti di reddito (lavoro, pensione, etc.). Solo ai fini previdenziali, invece, il reddito derivante dallo svolgimento di collaborazioni occasionali non va sommato agli altri redditi, se non per l’eventuale quota eccedente i 5.000 euro lordi all’anno.

La dichiarazione dei redditi non è sempre obbligatoria. Si può evitare, quando il collaboratore ha svolto nell’anno collaborazioni sotto i 4.800 euro lordi circa complessivi con lo stesso committente, in assenza di altri redditi. Tuttavia, è consigliabile sempre farla, perché due sono le alternative: o si è in debito con il fisco (o si è tenuti, comunque a presentare la dichiarazione), per cui si ha l’obbligo; oppure si è in credito con lo stato, pur non essendo obbligati alla presentazione, per cui si ha la convenienza, visto che si potrà richiedere al Fisco la restituzione delle ritenute versate.

Si pensi a un collaboratore che ha svolto nell’anno solare diverse collaborazioni con uno o più committenti nel limite di 5.000 euro lordi in tutto. Ciò significa che egli avrà effettivamente intascato 4.000 euro, mentre 1.000 euro sono andati al Fisco a titolo di acconto d’imposta. Se il collaboratore non ha percepito altri redditi o se questi altri redditi fossero tali, per cui le detrazioni per il lavoro dipendente e i redditi assimilati risultano superiori a quanto egli dovrebbe versare come saldo Irpef, egli potrà ottenere il rimborso parziale o finanche totale delle ritenute, ovvero dei 1.000 euro. Se non si presentasse la dichiarazione dei redditi, pur avendone facoltà, si perderebbe questo credito.

Questo tipo di collaborazione presenta, dunque, indubbi vantaggi. Permette a chi ha del tempo libero, pur lavorando già, di arrotondare, svolgendo un lavoretto con poche formalità burocratiche, dato che nell’ordinarietà dei casi, è il committente a predisporre il tutto, ricevuta compresa. Per cifre relativamente basse, come abbiamo visto, si è esentati dal versamento dei contributi previdenziali, mentre si paga solamente sulla quota eccedente i 5.000 euro lordi, nel caso di sforamento dei limiti.

Tuttavia, vi è anche il rovescio della medaglia. Utilizzare questa tipologia contrattuale quale fonte primaria di reddito, qualora si possegga una professionalità richiesta dal mercato, pone il collaboratore a limitare il suo lavoro nell’anno solare, al fine di non eccedere i limiti di reddito e delle giornate lavorate imposti dalla legge. Potrebbero rivelarsi più utili, in quel caso, altre forme contrattuali, non necessariamente pedanti, come il rapporto di lavoro dipendente.

02. December 2014 · Comments Off on Scadenze Fiscali di Dicembre · Categories: Fisco

Il contribuente non ha mai vita facile: deve sempre fare mille calcoli tra aliquote, rendite catastali, ricerche su internet e delibere del proprio comune, o di dove risiede l’immobile.
E in effetti, dicembre è un mese difficile per i contribuenti, vanno pagate infatti diverse tasse, tra cui la TASI, l’IMU e la TARI.

Per prima cosa, martedì 16 dicembre scade la seconda rata della TASI, per chi possiede un immobile in quei comuni che hanno deliberato le aliquote stabilite entro maggio, e quindi la prima rata è scaduta il 16 giugno, mentre per i comuni che l’anno deliberata entro settembre, la prima rata è scaduta in ottobre. Per tutti gli immobili ubicati nei comuni che non hanno mai deliberato aliquote, si stabilisce un punto base pari all’1 per mille e si pagherà l’intero importo a dicembre

Sempre entro martedì 16 dicembre si dovrà pagare la seconda rata IMU, la prima è scaduta il 16 giugno, e riguarda tutti i proprietari di seconde case, terreni agricoli, laboratori, case di lusso, capannoni, aree commerciali. L’aliquota da applicare varia da comune a comune, e dove è stata deliberata entro il 28 ottobre. circa settemila, in maniera diversa rispetto al 2013, andranno calcolati i nuovi importi da versare, mentre per gli altri comuni si verserà lo stesso identico importo della prima rata di giugno

Per il pagamento della terza tassa comunale, la TARI, il contribuente non si deve preoccupare di fare calcoli da solo, cercando su internet, oppure andando dal commercialista, ma i comuni invieranno direttamente a domicilio l’importo da pagare come tassa dei rifiuti.

Di questa tassa non esiste un calendario delle scadenze, e l’aliquota varia per ogni comune
I proprietari di immobili dati in locazione devono versare entro il 1 dicembre l’acconto dell’imposta sostitutiva IRPEF, chiamata cedolare secca, e le addizionali stabilite oltre a bolli e imposte di registro. Se il 2014 risulta il primo anno di applicazione di questo tipo di regime, allora nulla sarà dovuto, ma si rimanda al prossimo anno.

31. October 2014 · Comments Off on Esenzione TASI per Inquilini · Categories: Fisco

Risulta essere ormai scaduta il 16 ottobre 2014 la prima rata, definita ACCONTO, della TASI, in tutti quei Comuni italiani che hanno deliberato le quote entro il 10 settembre; in tutti gli altri Comuni la TASI sarà versata per intero entro il 16 dicembre.

Risulta essere da chiarire un punto fondamentale, la TASI va versata anche da chi è in affitto, e non detiene la proprietà della casa. Le percentuali dell’inquilino variano tra il 10% ed il 30%, ma se la cifra è al di sotto dei 12 euro, scatta l’esenzione totale.

La reale quota da pagare dipende chiaramente dalla rendita catastale, e se l’inquilino deve versare solo il 10% della TASI, non c’è nulla di strano se molti si troveranno, per loro fortuna, al di sotto della soglia minima.

Per esempio, nel Comune di Milano, un inquilino deve versare solo il 10% della TASI e, calcoli alla mano, tutti quelli che sono in affitto in appartamenti con rendita catastale sotto gli 850 euro sono esenti.

Le detrazioni riguardanti la TASI privilegiano invece le sole prime case, e quindi non riguardano l’inquilino, che secondo la regola generale della TASI, dovrà appunto versare un importo variabile tra il 10% ed il 30% di tutta la tassa, utilizzando se prima casa, l’aliquota applicata al suo proprietario.

Qualche esempio

Quota inquilino 10%, aliquota TASI prima casa 0,08%, rendita catastale di appartamento più garage e cantina 500€. Il totale dell’imposta è 67,20€. L’inquilino in questo caso non pagherà nulla, perché rimane al di sotto dell’importo minimo di 12 euro, 10% di 67,20€ = 6,72€.

Se riprendessimo il caso precedente, con l’unica differenza di una rendita catastale di 900€, ecco che l’inquilino dovrebbe versare 12,10 €, importo totale 121€ x 10%= 12,10€. Lo farà in due rate, acconto più saldo, se il suo Comune ha deliberato l’aliquota entro il 10 settembre, altrimenti tutto in una volta a dicembre

Per essere certi di detrazioni, soglia minima e versamenti, consultate il sito ufficiale del vostro Comune, dove otterrete tutte le informazioni del caso che vi saranno utili per la compilazione, il calcolo e a ricordare le date per il versamento.

24. October 2014 · Comments Off on Rimborso Affitto – Come Ottenerlo · Categories: Fisco

Esiste in Italia la possibilità di ottenere un rimborso riguardante il canone d’affitto della casa.

Quindi, in base a questa normativa, chi sottoscrive un contratto di affitto, ha diritto a due tipi di agevolazione. La prima riguarda la detrazione d’imposta, stabilita e regolata dal sistema fiscale italiano, e la seconda, invece, è a livello comunale e si identifica con il nome di Contributo ad integrazione del canone di locazione.

Vediamo meglio di cosa si tratta. Le detrazioni d’imposta, si indicheranno nella dichiarazione dei redditi, mentre il contributo integrativo sarà elargito in base ad un concorso comunale con cadenza annuale.

Le eventuali detrazioni a cui si ha diritto vanno indicate in esplicito sul modello Unico oppure sul modello 730, ogni anno. Esistono dei parametri che stabiliscono chi ha diritto a queste detrazioni e chi no, ovviamente. Uno di questi è senz’altro il reddito annuale, che non deve superare un certo limite. Queste agevolazioni vengono elargite anche a chi stipula un contratto d’affitto a canone convenzionato, o chi è costretto a spostare la propria residenza per seguire l’impegno lavorativo, entro un certo raggio dalla sede di lavoro.

Il bando di concorso che riguarda il contributo per i contratti d’affitto viene indetto una volta l’anno da molti comuni italiani. Anche qui ci sono alcuni parametri e limiti da rispettare per poter accedere alla domanda. Il bando stabilisce modi, tempi e metodi per la consegna della domanda da parte dei cittadini presso il comune di residenza allo sportello preposto per l’occasione.

Questo tipo di domanda si può anche presentare ai CAAF, Centri Autorizzati di Assistenza Fiscale.

Il contributo spettante ad ogni inquilino varia a seconda di alcuni parametri, tra cui il numero dei componenti del nucleo familiare, il reddito che deve rimanere sotto una certa soglia, e anche l’importo del canone versato annualmente.

Risulta essere dunque interessante essere sempre al corrente di questi tipi di agevolazioni che vogliono sostenere ed aiutare le famiglie in difficoltà che, specialmente con la crisi degli ultimi anni, fanno fatica a sostenere la spesa dell’affitto della casa principale.

10. October 2014 · Comments Off on Come Calcolare l’Imposta di Registro per Locazione · Categories: Fisco

Se sei proprietario di un appartamento che hai provveduto a affittare a qualcuno, dovrai versare l’imposta di registro per la locazione. La burocrazia italiana è sempre complicata e difficile da capire.

Le scadenze, numerose, sono difficili da ricordare. Per questo, di tanto in tanto, può essere utile leggere qualche articolo sul web. Se sei interessato all’imposta di registro sui contratti di locazione, ecco qualche dritta sul suo significato e pagamento.

Risulta essere un valore che dipende direttamente dal canone richiesto. Sul sito dell’Agenzia delle Entrate è esaustivamente spiegato tutto. Il calcolo va fatto proprio online. Su internet troverai il modulo per calcolare l’imposta di registro e dovrai compilarlo con tutti i dati richiesti.

Andranno specificate varie informazioni riguardanti il tuo appartamento, come ad esempio l’uso del fabbricato, perché potrebbe essere abitativo, strumentale, fondo rustico o altro.

Inserirai anche il canone annuo , anone mensile moltiplicato per i 12 mesi, valore fondamentale per il calcolo corretto e definitivo.

Ti troverai quindi davanti a due tipi di risultato, uno appartiene ai contratti di locazione con canone libero, in cui troverai l’importo della prima rata da pagare e anche le rate successive, oppure ti verrà proposta anche la rata unica (in tal caso avrai diritto ad uno sconto sull’importo totale); l’altro risultato, invece, appartiene ai contratti di affitto con canone concordato.

Anche in questo secondo caso, avrai la possibilità di versare l’importo a rate oppure in un’unica soluzione, approfittando di uno sconto.

Potrai quindi provvedere al pagamento vero e proprio richiedendo il modulo per i versamenti direttamente allo sportello dell’Agenzia delle Entrate. Potresti anche farlo online, comodamente da casa senza doverti scomodare negli uffici e perdere tempo. Se scegli il modulo cartaceo, compilalo in ogni suo punto e portalo in uno degli uffici preposti, oppure in banca.

Potresti anche optare per il pagamento con la cosiddetta cedolare secca. Si pagano direttamente sia IRPEF che imposta di registro e i bolli. Si può fare direttamente online ma non dà diritto ad alcun tipo di detrazione sulle tasse. Una volta eseguito il pagamento per cedolare secca, il canone annuo non potrà essere variato.

I bolli sono a carico al 50% del proprietario ed il restante dell’inquilino.