Oggi spieghiamo come ricavare ABI e CAB da IBAN,

Spesso e volentieri ci troviamo a dover indicare le nostre coordinate bancarie; al datore di lavoro per l’accredito dello stipendio, per ottenere un bonifico, nei contratti telefonici, per ricevere i pagamenti e per altre motivazioni. A volte ci chiedono direttamente l’IBAN, niente di più facile, è un codice alfanumerico che ci viene fornito dalla banca al momento dell’apertura del conto. Lo possiamo trovare con molta facilità anche consultando l’home banking, il sito della nostra banca di riferimento, nella sezione apposita riguardante gli estremi del nostro conto corrente.

codice iban

Il codice IBAN è l’identificativo principe del nostro conto; è univoco ma sta ad indicare, nella realtà, molti dati racchiusi in un unico codice.

Infatti l’IBAN non è una serie di lettere e numeri a caso, ce ne saremo accorti che corrisponde ad una serie di informazioni sempre inerenti il nostro conto bancario.

Spesso dobbiamo indicare l’intestatario, ovvero noi stessi, se stiamo parlando del nostro conto, un eventuale cointestatario, la denominazione della Banca e la filiale di riferimento. Ma se, per esempio, ci chiedessero, per qualche motivo particolare, solo l’ABI del nostro conto, oppure il CAB, o il CIN. Vediamo come è possibile estrapolare queste informazioni così importanti direttamente dall’IBAN.

Niente di più semplice, andiamo ad esaminare nello specifico i componenti del codice IBAN:

IT|01|N|12345|12345|123456789123

Per praticità, nell’esempio, abbiamo suddiviso le varie parti inserendo il carattere “|”.

Ora vediamo,

-e prime due lettere compongono la sigla internazionale del Paese di provenienza secondo lo standard ISO, in questo caso siamo in Italia, quindi IT.
-seguono poi due numeri di controllo
-ecco il codice CIN, la quinta lettera dell’IBAN
-ora abbiamo il famigerato codice ABI, per cinque posizioni
-ecco il codice CAB, altre cinque posizioni;
-numero effettivo di conto corrente, fino al 27mo carattere.

Quindi, avendo davanti il proprio IBAN, basta ricordarsi la successione esatta di CIN, ABI e CAB e si estrapoleranno facilmente tutte le informazioni necessarie.

Per chi non lo sapesse, l’ABI è un codice identificativo univoco a livello di Istituto di Credito, mentre il CAB identifica la filiale di provenienza del conto.

L’assegno circolare è un titolo di credito che viene emesso direttamente dall’Istituto di credito, e, di conseguenza, dovrebbe essere sicuro al 100%, in quanto un assegno di questo tipo viene emesso dalla banca solo quando ha già verificato che esistano i fondi per coprirlo.

Ma come tutte le cose in questo mondo, il 100% non esiste. Come capire quindi se un assegno circolare è reale o fasullo. Al momento stesso dell’emissione, la banca verifica che sul conto in questione ci sia depositata la somma corrispondente all’importo scritto sul titolo, quindi un assegno circolare non dovrebbe mai essere falso o scoperto.

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In ogni caso, l’unico modo per verificare la veridicità del titolo di credito, qualora per qualche motivo non ci fidassimo della persona che ce lo consegna, per capire che non si tratti di “carta da formaggio” è quello di richiedere la “bene emissione” dell’assegno.

Ma in cosa consiste nello specifico questa pratica. Innanzitutto distinguiamo tra benefondi e bene emissione.

Il benefondi verifica l’esistenza effettiva di fondi presenti sul conto per pagare l’assegno bancario non circolare. Laddove abbiamo in mano un assegno bancario di cui dubitiamo la provenienza e la copertura, possiamo telefonare alla nostra banca, che si metterà in contatto con la filiale da cui proviene il conto del mittente, e verificherà la copertura del titolo di credito.

Il benefondi chiaramente non si può utilizzare con gli assegni circolari, ma tramite il bene emissione, la banca chiede alla filiale che presumibilmente ha emesso l’assegno, se c’è stata una effettiva emissione. In sostanza si cerca di capire se questo assegno esiste e risulta alla banca oppure no.

Gli assegni circolari si utilizzano solitamente per i regolamenti a distanza oppure per la compravendita di immobili, e quindi un’azione efficace potrebbe essere quella di organizzare l’incontro in un orario nel quale la nostra banca è aperta e quindi ci può dare una risposta in tempo reale, sempre se la filiale di provenienza sia aperta.

Saldo e stralcio indica la possibilità di chiudere un prestito mediante il versamento di una somma più bassa rispetto all’importo iniziale e complessivo del debito.
Visti i tempi di oggi, segnati da una fortissima crisi economico finanziaria, capita che un’azienda o anche un privato abbiano chiesto un finanziamento ma che non siano in grado di pagare le rate prestabilite, accumulando debito.

Per risolvere il problema in modo definitivo, si può tentare di saldare e chiudere il debito attraverso una transazione chiamata appunto saldo e stralcio, tramite la quale si propone all’istituto di provvedere all’estinzione del finanziamento concordandosi tramite un regolare contratto che conterrà i seguenti punti fondamentali

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-L’impegno da parte del debitore, privato od impresa che siano, di saldare entro una data un importo prestabilito, chiaramente di entità inferiore al totale del finanziamento originale
-La promessa formale da parte della banca o istituto finanziario, di non poter pretendere più nulla dal soggetto fisico o giuridico e non potersi avvalere di alcunché nei suoi confronti

Risulta essere un modo amichevole di risolvere una vertenza che potrebbe invece dilungarsi oltremodo e creare non pochi problemi, da ambo le parti.
Si arriva così allo stralcio definitivo della posizione debitoria dell’interessato. Senza ulteriori pretese di interessi o moratorie.

Le banche nella realtà dei fatti accettano questo tipo di risoluzione solo se in effetti il debitore non presenta beni mobili o immobili interessanti da poter pignorare, al fine di recuperare quasi tutta la cifra prestata.
Per il debitore, da un lato la soluzione del saldo e stralcio è conveniente, ma è anche vero che in genere l’istituto di credito chiede e pretende il pagamento in un’unica soluzione, e non sempre si ha a disposizione una cifra importante da poter versare.

La banca deve anche impegnarsi a cancellare il nome del debitore nel registro dei cattivi pagatori e del CRIF o CERVED. Infatti una volta giunti a questo tipo di accordo, il soggetto ex-debitore si toglie da qualsiasi problematica e non deve comparire in quei registri, altrimenti non potrà più accedere a forme di credito.
La comunicazione della banca dell’accordo saldo e stralcio deve essere inviata per la cancellazione dagli archivi informatici dei debitori entro trentasei mesi.

Oggi spieghiamo quale risulta essere la definizione e il significato di rimessa diretta.

Per rimessa si intende uno spostamento di denaro che sia esso contante o tramite conto bancario, da un soggetto che si chiamerà ordinante ad un altro detto beneficiario. Nel caso di bonifico bancario, per esempio, la banca agisce in qualità di intermediario della transazione.
Quindi bonifico bancario e rimessa diretta bancaria possono essere considerati sinonimi, ovvero il bonifico bancario può essere considerato una rimessa diretta, ma è anche vero che ne è solo un sottoinsieme.

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La rimessa può avere carattere di revocabilità o di irrevocabilità, ovvero in quest’ultimo caso, chi ordina il pagamento non può più tornare sui suoi passi.
Le rimesse bancarie sono come detto prima i bonifici tra conti correnti, ma anche il pagamento di assegni o i trasferimento di fondi all’estero. Salvo che per gli assegni, la banca è obbligata ad eseguire l’operazione alla data indicata.
I bonifici devono avere obbligatoriamente una data massima entro la quale sarà accreditata la somma al beneficiario.
Il termine rimessa diretta si usa comunemente come formula nelle fatture, e si intende che il pagamento deve essere fatto direttamente dal debitore, senza ulteriore avviso o sollecito, nelle mani del fornitore. Ci possono essere, invece, le rimesse a 60, a 90 giorni, che stanno a significare che l’effettivo pagamento giungerà tramite rimessa ma dopo tot giorni dall’emissione della fattura.
Il fornitore non avrà altri obblighi di comunicazione nei confronti del suo debitore che avrà il dovere di mantenere i termini imposti.
A volte si scambia il significato di rimessa diretta con pagamento immediato. Non è assolutamente la stessa cosa. Per ottenere un pagamento immediato, in fattura ci deve essere anche scritto pagamento vista fattura o pagamento a consegna fattura.

Risulta essere necessario quindi avere ben presente in mente il vero significato della rimessa, sia essa diretta nell’immediato o traslata secondo gli accordi, come descritto in fattura.

Si evitano così inutili problemi di fraintendimenti tra venditore e acquirente, fornitore e commerciante e altre figure di questo genere.
I metodo di pagamento è fondamentale e parte necessaria e imprescindibile di un accordo commerciale. Bisogna quindi saperlo specificare con i termini corretti.

Si parla di pignoramento mobiliare quando siamo davanti a un procedimento esecutivo che andrà a togliere in modo coatto alcuni beni mobili di un soggetto per poter coprire i debiti accumulati con un creditore.

Sarà proprio quest’ultimo a richiedere la procedura del pignoramento. Il tribunale incaricato sarà quello competente del Comune dove si trovano i beni da sottrarre.
L’espropriazione forzata, invece, è di competenza al giudice dove risiede il terzo debitore, ed è una competenza inderogabile, secondo l’art. 282 c.p.c.

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Non si possono riunire più procedimenti esecutivi nei confronti dello stesso debitore ma di competenza di diversi tribunali, anche se questo sicuramente causerà conflitti sulla distribuzione del ricavato dell’espropriazione. Infatti può capitare che un unico soggetto si trovi in una situazione debitoria nei confronti di più creditori. Ognuno di questi avrà la facoltà di agire nei suoi confronti in via separata.

Il pignoramento è sostanzialmente messo in pratica dall’ufficiale giudiziario territorialmente competente che, nel caso di espropriazione mobiliare diretta, è eseguito su richiesta del creditore procedente, in presenza diun titolo esecutivo, notificato al soggetto interessato secondo gli art. 137 e successivi, e di un precetto correttamente notificati anche secondo l’art. 479, secondo comma c.p.c che regola la procedura.

Nel corso del pignoramento, l’ufficiale giudiziario dovrà documentare minuziosamente tutte le operazioni svolte e le riporterà in un processo verbale in base agi artt. 492 e 518 c.p.c.
Il verbale di pignoramento presenta tre requisiti formali, ovvero avvertimento possibilità di conversione, ingiunzione, invito elezione residenza o domicilio e in mancanza di anche solo uno di questi tre, l’atto sarà nullo.

La legge prevede anche situazioni particolari che si potrebbero verificare nel corso del pignoramento conferendo altri poteri all’ufficiale competente, a volte agendo su propria iniziativa a volte solo su iniziativa del creditore.

Qualora i beni pignorati siano comunque insufficienti a coprire il debito, l’ufficiale avrà facoltà di decidere se richiedere al debitore ulteriori beni da pignorare, anche in accordo con il soggetto creditore. Il tutto regolamentato dagli art. 388 c.p. e art. 492 quarto comma c.p.c., preferendo in ogni caso il denaro contante, oggetti preziosi o titoli di credito validi ritenendo questi molto più sicuri come fonte di valore.

Se nel verbale, da parte del debitore, vengono indicati anche beni immobiliari, si provvederà successivamente anche al pignoramento immobiliare.
In ogni caso si cerca di tutelare il creditore che ha richiesto l’atto esecutivo.