14. Agosto 2020 · Commenti disabilitati su Conto Deposito e Liquidazione degli Interessi – Quando Avviene · Categorie:Banca e Conto Corrente

La liquidazione degli interessi nei conti deposito è forse la parte che ti interessa maggiormente visto che corrisponde al contesto in cui finalmente vedrai arrivarti gli interessi. Con il termine liquidazione intendo parlare dell’atto di erogare il denaro maturato durante il periodo dell’investimento nel conto deposito.

Oltre agli interessi maturati e precedentemente accettati, la banca in quello stesso momento restituisce il capitale base. Il capitale base è la somma iniziale che hai deciso di investire e che ti ha permesso di aprire un conto deposito.

Ogni banca ha una sua politica interna e sulla base di questa ti verranno fornite una serie di opzioni che andranno a toccare gli interessi di cui godrai, le tempistiche, i costi da sostenere e anche la liquidazione degli interessi.

Andiamo ad analizzare la situazione che normalmente si potrebbe verificare in una banca.

La banca prima che tu apra un conto deposito ti propone una serie di interessi differenziati e legati alla durata del tuo deposito e all’accettazione, o no, dell’opzione di vincolo. In quella stessa seduta la banca ti indicherà il momento esatto in cui godrai degli interessi maturati e quindi quando vedrai il tuo rendimento.

Potrebbero capitarti, in linea di massima, tre situazioni differenti
-liquidazione anticipata
-liquidazione trimestrale
-liquidazione a fine mandato

La liquidazione anticipata è l’opzione che ti si presenterà raramente perché sono pochissime le banche che lo fanno. Questa soluzione è ottima se hai la necessità di avere in mano subito del contante. E’ bene che tu sappia che accettare la liquidazione anticipata spesso è equivalente ad accettare un interesse inferiore sul tuo capitale.

La liquidazione trimestrale corrisponde all’erogazione degli interessi ogni tre mesi; questa modalità di liquidazione è generalmente applicata dalla banca in ogni tipo di conto deposito. Se tu investi in un conto deposito vincolato ad 1 mese, otterrai il tuo rendimento allo scadere del trimestre; se invece investi in un conto deposito vincolato per 12 mesi avrai gli interessi scandagliati ogni 3 mesi.

La liquidazione a fine mandato è il tipo maggiormente riscontrabile nelle politiche finanziarie delle banche. Praticamente tu investi per un tot di tempo e la banca ti liquida gli interessi alla fine della scadenza. Generalmente l’erogazione del tuo rendimento non è immediata ma occorrono sempre un certo numero di giorni che sono sempre indicati sul contratto che firmerai.

14. Giugno 2020 · Commenti disabilitati su Conto Deposito con Rendimento Fisso o Variabile – Come Scegliere il Migliore · Categorie:Banca e Conto Corrente

Sei pronto ad investire il tuo capitale ma prima di scegliere, valuta se vuoi lanciarti su i rendimenti a tasso fisso o su quelli a tasso variabile.

Facciamo una distinzione netta tra i due tipi di investimento e in questo modo potrai scegliere con la massima libertà ma, soprattutto, con la massima coscienza.

Gli investimenti con rendimento fisso sono investimenti che ti garantiscono a priori un certo tasso di interesse; questo tasso rimarrà invariato per tutto la durata del tuo investimento.

Un esempio di investimento con rendimento a tasso fisso è il conto deposito.

Questo prodotto è erogato dalle banche ed ogni realtà bancaria ti proporrà un’offerta soggettiva. Ogni banca applica, a seconda della durata del deposito e dalla scelta del vincolo o no, un rendimento.

I conti deposito prevedono un rendimento fisso sia nel caso di deposito libero che nel caso di deposito vincolato. Se parliamo di conto deposito vincolato, puoi scegliere un investimento di 1 mese oppure di 3, 6, 9, 12, 18, 24 e 36 mesi. Sono prodotti finanziari versatili che si adattano ad ogni tua esigenza finanziaria. La comodità è che puoi gestire il tuo capitale comodamente online ed inoltre non devi pagare nulla. Ogni conto deposito è gratuito e oggigiorno le banche ti pagano anche il bollo previsto dalla legge.

Il tasso di interesse ti viene dichiarato prima che tu faccia la tua scelta e non cambierà mai. Se i mercati finanziari dovessero crollare, il tuo rendimento ti verrà comunque dato. A tutela maggiore dei consumatori che investono nei conti deposito interviene il Fondo di Tutela dei Depositi che copre in caso di mancanza da parte della banca.

Gli investimenti con rendimento variabile comprendono i titoli di stato o obbligazioni e le azioni.

Le obbligazioni possono, e va detto, essere sia a tasso fisso che variabile. Nel caso di tasso fisso gli interessi maturati sono concessi periodicamente con tempi stabiliti. Parlando invece di obbligazioni a tasso variabile gli interessi sono considerati sulla base dell’andamento Euribor a 3 o 6 mesi.

Le azioni a differenza delle obbligazioni subiscono l’andamento dei mercati finanziari e della solidità degli Stati.

Non è facile scegliere se optare per un tasso fisso o un tasso variabile anche se la tua audacia sarebbe un punto di partenza. Nella norma chi si ritiene un investitore prudente, tenderà a scegliere gli investimenti a tasso fisso.

Il tasso fisso, nel caso delle azioni, è da scegliere quando i mercati sono favorevoli e sono sicuramente usati in forma speculativi.

Il tasso variabile non subisce delle oscillazioni eccessive ma non si ha mai la certezza del risultato finale.

In ogni caso un’azione o un’obbligazione sono assoggettate agli andamenti dei tassi di interesse. Ricordati che per acquistare delle obbligazioni o delle azioni dovrai rivolgerti a persone qualificate come gli intermediari. Questa professione e l’acquisto comprende il pagamento di una commissione.

Insomma se hai intenzione di investire devi capire se hai voglia di rischiare e allora optare per le azioni con rendimento a tasso variabile; oppure se vuoi avere un rendimento certo e senza alcuni rischio intrinseco, dovrai optare per investimenti con rendimento fisso come i conti deposito.

14. Aprile 2020 · Commenti disabilitati su Conto Deposito e Sicurezza · Categorie:Banca e Conto Corrente

La scelta di un investimento può spaventare perché i rischi legati ad esso possono essere onerosi; la questione si fa più pressante nel caso di investitori di medio livello, ovvero coloro che investono i pochi risparmi che hanno sperando di farli fruttare.

Questi investitori sono ovviamente timorosi di veder sfumare i soldi guadagnati con tanta fatica.
Tuttavia oggi tra gli investimenti con il minor rischio ci sono i conti deposito.

Il conto deposito è un investimento o un prodotto finanziario molto simile al tradizionale conto corrente tuttavia offre un tasso maggiore e il rischio di perdita è basso quanto è basso il rischio di un conto corrente.

Il capitale investito in un conto deposito è quasi sempre protetto dall’adesione della propria banca al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. In Italia l’adesione obbligatoria è legata ad un decreto legislativo datato 24 marzo 2011 ed entrato in vigore il 7 maggio dello stesso anno.

Questo fondo tutela gli investitori nel caso in cui la banca non sia in grado di onorare gli impegni economici presi. Il fondo copre la banca fino a 100.000 euro ad investitore.

Nel caso un investitore abbia due conti correnti in due banche distinte e queste aderiscano al fondo, l’investitore è coperto fino ad un massimo di 200.000 euro totale.

Se il conto deposito è cointestato, entrambi gli intestatari possono beneficiare di 100.000 euro come fondo di garanzia. L’unico limite è nel caso in cui gli intestatari siano possessori di altri conti presso quella stessa banca.

I fondo a tutela dei depositi offre quindi una bella garanzia nel caso di fallimento bancario; se però il cliente ha più conti correnti e più conti deposito presso la stessa banca, purtroppo potrà avvalersi di una garanzia di soli 100.000 euro.

La garanzia è, infatti, legata alla persona che investe in quella banca e non al possesso di conti. Pertanto se si hanno somme da investire superiori ai 100.000 Euro è importante aprire più di un conto deposito su banche differenti in modo da essere coperti senza alcun problema.

In più quando si sceglie di aprire un conto deposito è consigliabile verificare che la banca aderisca a questo fondo o a qualche altro tipo di garanzia.

Infatti non tutte le banche fanno parte del fondo, anche perché molte sono banche straniere che operano sul territorio italiano con portali online o comunque secondo la normativa del paese di origine.

Tuttavia il Fondo di tutela interviene anche in banche provenienti da altri Paesi e che abbiamo aderito al fondo e che siano comunque protette dalle garanzie fornite dallo Stato di appartenenza.

Se una banca aderisce al fondo di garanzia, tutela i clienti proprietari dei conti deposito ma anche proprietari di conti correnti, assegni circolari o depositi nominativi.

Nel caso di inottemperanza della banca, il Fondo interviene e salda in tempi molto brevi ed inferiori al mese lavorativo.

Per avere una maggiore garanzia di non perdere i propri soldi, gli investitori possono provvedere ad effettuare una ricerca sulla solidità patrimoniale delle banche. Il risultato della solidità è determinato dalla relazione tra il valore patrimoniale e le scelte di investimento relazionate al loro rischio.

La solidità si misura in Core Tier 1

In conclusione, facendo due semplici calcoli il conto deposito conviene perché non ha spese, è un investimento a breve termini ed è molto tutelato da varie garanzie, lo fanno essere oggi uno dei migliori investimenti in cui puoi investire i tuoi risparmi.

28. Gennaio 2018 · Commenti disabilitati su Cosa Bisogna Sapere sulla Moneta · Categorie:Banca e Conto Corrente

Il nome Moneta ha origine secondo molti studiosi dal termine greco Monytes, indicatore, designatore, monitore.

Comparsa come normale evoluzione del baratto, che aveva i suoi limiti nell’impossibilità per chiunque di risparmiare e consumare nel futuro il proprio bene deperibile, la moneta, metallica e di forma circolare, vede la luce, prima nelle civiltà greca (quelle civiltà dell’antichità classica non romane) intorno al 700 a.C. e, successivamente, in quella romana. Limiteremo volutamente la cronologia numismatica al solo occidente, elencando di seguito le monetazioni più importanti

Monetazione greca
Per ordinare la monetazione greca, si usa generalmente il criterio artistico che la suddivide in 4 grandi periodi:

Primo PERIODO, arte arcaica dal 700 al 480 a.C.
Caratterizzato dalla rozzezza delle forme. La moneta presentava generalmente la lavorazione solo sul lato diritto, mentre nel rovescio vi era quasi sempre un quadrato incluso, cioè l’orma lasciata dall’incudine sulla moneta quando questa veniva battuta con il martello.

Secondo PERIODO, arte di transizione dal 480 al 415 a.C.
Le forme sono ancora abbastanza rigide e spigolose ma risulta evidente un miglioramento rispetto al primo periodo.Sul diritto spesso sono raffigurati profili umani abbastanza grossolani; in alcuni casi il rovescio presenta ancora il classico quadrato incuso ma iniziano a comparire i primi rovesci lavorati.

Terzo PERIODO, arte di massimo splendore dal 415 al 336 a.C.
Di fattura meravigliosa, le monete di questo periodo presentano sul diritto teste di divinità viste di tre quarti. Vivaci ed eleganti raffigurazioni umane ed animali campeggiano sul rovescio di queste inimitabili monete.

Quarto PERIODO, arte di decadenza dal 336 in poi.
Le monete di questo periodo perdono l’eleganza che le aveva fino ad allora caratterizzate. Sul diritto,le divinità vengono pian piano sostituite dai ritratti dei re e i le raffigurazioni sui rovesci sono sempre più statiche.

Monetazione romana
La monetazione romana è divisa in due periodi distinti

Periodo repubblicano
Dopo aver abbandonato il baratto anche la civiltà romana, evolvendosi, introduce la moneta (prima fusa e poi coniata) per regolare gli scambi commerciali sempre più importanti. La prima monetazione bronzea, imponente e rozza, (aes rude e aes signatum) viene pian piano sostituita da conii, in metalli diversi, più raffinati ma sempre più piccoli, cosi come segue:

dalle origini di Roma fino al 268 a.C. Aes rude e Aes signatum in bronzo;

dalle origini di Roma fino al 268 a.C. Aes signatum in bronzo;

dal 342 al 211 a.C. monete Romano-Campane in bronzo, argento ed oro,

dal 338 al 268 a.C. Aes grave o librale in bronzo;

dal 268 al 217 a.C. Denari e sottomultipli in argento;

dal 268 al 48 a.C. Asse ridotto e successive diminuzioni in bronzo;

dal 217 al 48 a.C. Denari in argento col nome dei magistrati monetari;

dall’ 81 al 48 a.C. Aurei in oro.

Periodo Imperiale
Anche se storicamente l’Impero Romano inizia con Ottaviano Augusto (2 d.C.) e termina con sua la caduta (476 d.C.), la monetazione Imperiale Romana inizia dal 48 a.C. , quando Giulio Cesare si fece eleggere dittatore perpetuo. In questi cinque secoli vennero coniate innumerevoli monete in oro, argento e bronzo. Solitamente la monetazione imperiale propone sul diritto il ritratto dell’imperatore regnante che, a volte, concede il suo diritto di effigie alla moglie, l’imperatrice, o ai membri della sua famiglia. Il rovescio invece è molto vario: raffigurazioni maschili e femminili, allegorie, personificazioni geografiche e concetti astratti, costruzioni varie, monumenti sacri e profani, armi e via dicendo rappresentano la vita romana nella sue forme più varie, dal culto alla guerra. Per informazioni su come riconoscerle e sul loro valore, è possibile vedere questa guida sulle monete romane su Valoremonete.net.

Monetazione bizantina
In concomitanza della caduta dell’Impero Romano, inizia la monetazione bizantina che può essere inserita nel periodo che va dal 395 d.C. al 1453 d.C., durante il quale vennero coniate innumerevoli monete in bronzo, argento ed oro.
La monetazione in bronzo era composta dai Follis e dai piccoli Nummus o Denarius. I nummus erano monete dal diametro di circa 10 mm e dal valore molto esiguo. Per questo motivo ben presto fu necessario affiancarli da multipli da 5, 10 e 20 nummus e si distinguevano per una lettera presente sul rovescio (E= 5 nummus; I= 10 nummus e K= 20 nummus). Esistevano poi i Follis, riconoscibili dalla lettera M e aventi un valore di 40 volte superiore al nummus, decisamente più adatti per gli scambi commerciali.
La monetazione argentea era composta dalla Siliqua e dal Miliarensis. Quest’ultimo, coniato quasi ininterrottamente per l’intera durata dell’impero,pesava circa 8 gr ed aveva valore doppio rispetto alla siliqua.
La monetazione d’oro aveva come punto di riferimento il Solido o Soldo. Era la moneta con il valore nominale più alto e pesava circa 4,5 gr.; circolò per tantissimi anni e mantenne praticamente invariate le sue caratteristiche. Questa moneta venne affiancata da altre due monete d’oro da 1/2 ed 1/3 di solido, chiamate rispettivamente Semisse e Tremisse.

Monetazione medioevale
La monetazione medioevale è caratterizzata essenzialmente dalla mancanza di monete d’oro. Alla base del sistema, regolarizzato da Carlomagno, vi era la moneta d’argento. La scarsità dei metalli preziosi, la mancanza di traffici commerciali e le devastazioni delle invasioni barbariche nei territori che un tempo erano sotto il controllo dell’Impero Romano portarono alla quasi scomparsa della moneta. La sola circolante era il Denaro, piccola e sottile moneta d’argento pesante poco più di 1 grammo.
La frammentazione in stati e staterelli dell’ex Sacro Romano Impero portò all’ affermazione dei Comuni, che iniziarono a battere moneta propria. La carenza quasi assoluta di metalli preziosi, però, aveva reso le poche monete d’argento circolanti, delle semplici lamine più simili allo stagno, decisamente inadatte ai traffici commerciali con il mondo arabo, che continuava, invece, ad usare monete d’oro. Proprio la necessità di intraprendere affari con i ricchi paesi orientali portò le città più forti a coniare monete accettabili in oro e argento: Firenze con il suo fiorino d’oro, Genova con il Genovino e Venezia con il Ducato furono gli esempi più rilevanti. Intorno alla fine del XV secolo, in seguito alla scoperta degli enormi giacimenti del nuovo mondo, apparvero sul mercato le monete d’argento di largo modulo.

Monetazione moderna
La scoperta dell’ America portò infiniti giovamenti al vecchio continente e al suo sistema monetario. Il misero denaro venne soppiantato dai vari Talleri, Scudi e Ducati dalle dimensioni eccezionali. Ma la Spagna, divenuta col tempo padrona assoluta ed incontrastata di tutto il metallo prezioso proveniente dalle sue colonie d’oltremare, decideva e continuamente variava il rapporto fra l’oro e l’argento, obbligando gli altri Stati europei, grandi e piccoli, ad un adeguamento costante e sfiancante del loro sistema monetario. Tutto questo perdurò fino allo scoppio della Rivoluzione Francese e alla conseguente introduzione del sistema decimale. La creazione dell’ Unione Monetaria Latina, basata appunto sul sistema decimale, vide la partecipazione di numerosi Stati europei che si accordarono per coniare monete in oro, argento e rame con le stesse identiche caratteristiche tecniche. (Simbolo indiscusso di questa cooperazione fu il Marengo). Ad essi non si associò l’Inghilterra che fondò un sistema monetario autonomo,basato sulla fortunatissima Sterlina d’oro. Questa nuova moneta, insieme al Dollaro americano, dominò il panorama economico mondiale fino alla fine della 2° guerra mondiale.

Monetazione contemporanea
Con i loro inevitabili e devastanti strascichi economici, le grandi guerre mondiali contribuirono in pochi anni alla cancellazione nel mondo occidentale della tradizionale monetazione che, fino ad allora, si era basata sui metalli preziosi. Il caos economico generato da quel periodo e la Grande depressione nel 1929, in brevissimo tempo, portarono i paesi industrializzati ad abbandonare l’utilizzo delle monete d’oro per la circolazione e a firmare, nel contempo, l’ accordo economico di Bretton Woods, atto a regolarizzare la politica monetaria internazionale. Questo accordo prevedeva, inoltre, che ogni stato stabilizzasse il tasso di cambio e ancorasse la propria moneta al dollaro americano, che divenne, con alti e bassi, la valuta di riferimento in tutto il mondo fino ai giorni nostri.Per trovare una moneta così determinante dovranno trascorrere circa 40 anni. Nei primi anni del 2000 l’avvento dell’Unione Europea (UE), portò come conseguenza la nascita dell’ Euro. Generato in un bacino d’utenza di quasi 600 milioni di persone, oggi l’euro viene sempre maggiormente apprezzato in tutto il mondo tant’è che le transazioni internazionali, basate fino ad ora quasi esclusivamente sul dollaro, vedono sempre di più l’affermarsi della nuova moneta europea.
Il boom economico mondiale ha fatto si che dagli anni 60 alcuni stati siano tornati a coniare monete in oro e argento, in tirature più o meno limitate, e a destinarle esclusivamente a collezionisti e investitori. Oggi sono innumerevoli le zecche che producono e commercializzano tali monete. In questo mercato sempre in costante ascesa, l’ Australia copre da sola quasi il 40%, seguono la Cina, il Canada e gli Usa. In campo europeo, invece è l’Austria a primeggiare, offrendo agli appassionati del settore, una produzione di indiscussa qualità.

20. Gennaio 2018 · Commenti disabilitati su Carta di Credito in Giappone – Come Scegliere · Categorie:Banca e Conto Corrente

Il circuito leader per le carte di credito in Giappone è sicuramente quello della JCB, una società di servizi finanziari che è attiva fin dal 1961 e che si è sempre distinta per i prodotti particolarmente innovativi offerti sul mercato.

In una fase iniziale, la JCB aveva iniziato a proporre carte di credito e sistemi di pagamento solo per clienti giapponesi, cinesi o coreani ma ben presto si è deciso di estendersi anche ad un mercato internazionale, così da fare registrare quasi 60 milioni di clienti sparsi in tutto il mondo. I negozi aderenti al circuito sono ben 14 milioni.

Per prelevare denaro contante, è sufficiente recarsi presso un qualunque ATM che espone il logo Cirrus, muniti del proprio Pin personale.

A disposizione dei clienti un numero verde e una help line che provvederà alla necessaria assistenza anche in caso di smarrimento della carta di credito.