14. Settembre 2020 · Commenti disabilitati su Come Analizzare i Fattori Critici di Successo e Debolezza Aziendali · Categorie:Imprese, Lavoro

Un ampliamento dell’analisi dei rischi non può prescindere da una valutazione dei fattori di successo e di debolezza. Non sfuggirà a chi mastica di strategia organizzative che l’approccio è quello delle SWOT analisys, la procedura di analisi strategica che analizza i rischi e le opportunità, la forza e la debolezza di un’impresa.

Risulta essere proprio questo infatti l’approccio del calcolo del rating perché, non dimentichiamolo mai, l’obbiettivo bancario è valutare quale sia la possibilità di default, cioè di fallimento dell’azienda, e quindi un suo corretto posizionamento strategico limita tale rischio. Risulta essere inoltre un corretto approccio da parte dell’Imprenditore che, forse per la prima volta, analizza la propria Azienda da un punto di vista diverso, non rinchiuso in sé stesso o nella cerchia fornitori clienti, ma con un ottica più allargata in cui l’Azienda viene messa in relazione con l’intero sistema economico nel suo complesso.

Presentare la propria azienda evidenziando i fattori di successo ed i fattori di debolezza, significa dimostrare di conoscere la propria azienda sia nelle virtù sia nei difetti, ed il maggior rischio è proprio non avere coscienza dei propri limiti positivi o negativi. Avere un orizzonte adeguato nei propri piani, significa non correre il rischio di imbarcarsi in business troppo grandi, fino a mettere tutto in gioco, o capire quale sia la reale performance aziendale e non chiedere di più di quanto sia possibile. Questo accade soprattutto con le piccole aziende del settore edilizio, in cui si tende ad accettare qualunque tipo di lavoro, per poi rendersi conto, quando è già tardi, di non avere la struttura, l’organizzazione od il patrimonio sufficiente a gestire il lavoro ottenuto. Cantieri iniziati e non finiti ci circondano in ogni città, e spesso un nuovo cantiere serve per poterne terminare un altro, in una sequenza di opere incompiute.

L’approccio dell’Imprenditore quindi deve essere obiettivo e sereno nel valutare tutto ciò che funziona e tutto ciò che non funziona nella propria azienda. Il passo immediatamente successivo è stabilire le corrette strategie affinché ciò che funziona continui a funzionare, e ciò che non funziona possa essere modificato al fine di rimediare al malfunzionamento. Tutte queste informazioni devono essere canalizzate alla banca all’interno di una strategia complessiva, che serve proprio a dimostrare la qualità intrinseca dell’azienda nel suo complesso e che dia una motivazione logica al suo ulteriore finanziamento. Il rischio bancario non è assoluto, ma è relativo; non conta finanziare una grande azienda o una piccola azienda, se sono correttamente gestite il rischio non cambia. Discorso diverso è se la piccola azienda agisce come se fosse una grande, oppure se la grande azienda continua a comportarsi come se fosse piccola.
La linearità e coerenza di strategia premia il rating, mentre il volo pindarico o il percorso disunito lo danneggia.

14. Luglio 2020 · Commenti disabilitati su Come Analizzare i Fattori di Rischio di un’Azienda · Categorie:Imprese, Lavoro

Una corretta presentazione aziendale ai fini della valutazione del rating, non può prescindere da una analisi dei fattori di rischio insiti nell’impresa.

Dobbiamo partire dal presupposto che conoscere i pericoli, è già un affrontarli, o comunque un predisporre quelle procedure di emergenza utili a limitarne il potenziale danno.
Occorre quindi valutare con attenzione l’azienda, i suoi processi, il suo livello organizzativo per evidenziare quelli che sono i rischi possibili e dimostrare di aver elaborato già delle strategia di securizzazione o di copertura. Molte volte li abbiamo già affrontati senza neanche rendercene conto, quando abbiamo stipulato l’assicurazione incendio e furto, oppure la classica responsabilità civile per danni verso terzi. Ma la banca, questo, non lo sa, perché vede solo il conto “assicurazioni” con una cifra ascritta, ma non sa per cosa è stata utilizzata quella scritta. Spiegare quindi che si ha esatta comprensione dei rischi insiti all’attività della nostra impresa, significa avere il controllo della situazione e della nostra organizzazione. Ovviamente non è un problema assicurativo! Avere la percezione dei nostri rischi deve essere inteso in senso lato.

Il rischio di un’impresa è direttamente connesso alla sua possibile insufficienza di patrimonio, al suo deficit di knowhow per affrontare i cambiamenti, alla sua stessa produzione, nel caso sia possibile una obsolescenza dei prodotti o semplicemente un cambio tecnologico che spazzi via l’utilità dei suoi prodotti. Pensiamo a come cambiano i mercati, per esempio nella tecnologia: In poco più di vent’anni siamo passati dal walkman all’Ipod nano: ne abbiamo sicuramente guadagnato in comodità, ma a livello industriale la modifica è stata epocale ed ha lasciato sul terreno molte imprese, grandi o piccole, che non hanno saputo adeguarsi all’innovazione che avanzava. Sparite le musicassette e tutti gli apparecchi ad esse connessi (registratori, riproduttori, mobili porta musicassette; spariti i dischi, assieme ai giradischi ed obsolete tutte le attrezzature a loro afferenti. Apparsi e spariti in due decenni i lettori di cd portatili, ormai la musica viaggia bluetooth o su chiavetta da un sistema all’altro. In vent’anni, chi è restato sulla cresta dell’onda, ha dovuto rivedere diverse volte il suo business, la sua organizzazione, i suoi processi produttivi ed i suoi prodotti.
Abbiamo poi il rischio di non avere una dimensione sufficiente (massa critica) da poterci aggiornare con le tecnologie a causa del costo della ristrutturazione; abbiamo il rischio che il nostro business venga fagocitato dalla grande distribuzione; abbiamo infine il rischio che l’imprenditore invecchi e che non sia più in grado di gestire l’azienda come faceva prima. Il passaggio generazionale miete più vittime dell’innovazione tecnologica.

Tutte queste cose, così diverse tra di loro, hanno un effetto sul rischio di finanziare un’azienda e quindi un effetto sul rating finale.
In un mondo dominato sempre di più dagli ipermercati, che rischio si ha a finanziare la bottega di periferia, classica tuttologa del quartiere? Per questo occorre una strategia di diversificazione, occorre trovare una nicchia di mercato e posizionarvisi mantenendo la posizione acquisita e difendendola con le unghie e con i denti.
Non dimentichiamoci infatti che una banca non finanzierà mai la sopravvivenza, ma solo l’evoluzione logica di un business. Il rischio, quindi, deve essere ben compreso nel momento in cui si presenta la propria azienda ad un istituto finanziario, perché quest’ultimo non si chiederà se l’azienda è storica o nuova, non si porrà il problema se i suoi prezzi sono bassi o alti, se la sua clientela è fedele o meno, ma si chiederà come l’azienda potrà affrontare la novità di un mondo che cambia, e la risposta sarà il suo metro con cui valutare il rating.

14. Maggio 2020 · Commenti disabilitati su Come Analizzare l’Organizzazione Aziendale · Categorie:Imprese, Lavoro

Una corretta presentazione della nostra azienda non può prescindere da un’analisi del management e della nostra organizzazione aziendale.
Ma una micro-impresa o una piccola impresa che cosa possono presentare?
Di solito non presentano nulla, e qui fanno l’errore grave che, normalmente, li penalizza a livello di rating. Perché un’organizzazione, anche nella più piccola impresa pur se individuale, in realtà esiste.

Poco più in alto abbiamo paragonato la Fiat al piccolo Mobilificio Brianzolo; spieghiamo il concetto analizzando questo esempio più da vicino. Il Mobilificio Brianzolo è una realtà in cui l’imprenditore e sua moglie fanno praticamente tutto, dalla progettazione alla prima nota contabile, facendosi aiutare da artigiani esterni per determinate rifiniture e da qualche garzone di bottega per il lavoro basilare, cioè costruire i mobili. Presentato in questo modo, l’approccio è senza dubbio artigianale, molto rustico e non certamente di impronta manageriale.

Spieghiamo ora la stessa cosa, usando un diverso approccio.
Il Mobilificio Brianzolo ha optato per una organizzazione funzionale e leggera basandosi sull’outsourcing di alcune funzioni. Il titolare ha la funzione della direzione in generale, del controllo e gestione della produzione, coordinando le risorse umane disponibili ed i fornitori specializzati esterni; il coniuge ha la gestione e controllo dell’amministrazione, rapporti con i fornitori e gestione dei clienti. Il Mobilificio ha affidato la gestione della contabilità allo studio X, ha affidato le strategie finanziarie allo studio Y, la contrattazione e la gestione dei problemi di incasso e legali all’avvocato Z. Potremo continuare ancora.
La sostanza resta invariata, ma la forma è molto diversa e altrettanto diversa è la percezione di un potenziale finanziatore.

Abbiamo dimostrato che , a monte, esiste una organizzazione funzionale del lavoro, in cui sono evidenziati i principali processi e sono tutti sotto controllo e gestiti direttamente dall’azienda (Imprenditore) tramite personale direttamente riferibile all’azienda stessa (i garzoni) o tramite affidamento in outsourcing (gli artigiani).
Il fulcro non è quindi che l’organizzazione sia interna all’azienda, od esterna, o un mix di organizzazione interna ed esterna, ma bensì che l’organizzazione nella sostanza esista, derivi da una pianificazione strategica e sia applicata sempre.
Pressoché ogni tipo di azienda, se ci si riflette un momento, può essere descritta come una organizzazione moderna di fattori produttivi, interni ed esterni. Dipende da noi presentarla in questa maniera oppure no.

Uscendo dall’esempio limite, consideriamo sempre che nelle nostre azienda abbiamo delle risorse umane con una specifica professionalità, e teniamo queste informazioni “segrete” senza divulgarle alla banca. Questo è un errore. Specie se l’imprenditore viene da una crescita aziendale veloce, in cui un buon artigiano cambia casacca e diventa imprenditore di sé stesso e di altri, avrà assunto persone che hanno una specifica professionalità e preparazione che costituiscono un valore aggiunto alla propria impresa.
Se siamo un’azienda che fa quadri elettrici, avere alle nostre dipendenze dei tecnici specializzati, è un valore aggiunto. Se il progetto dei quadri ce li fa un nostro giovane ingegnere, la banca deve sapere che lui esiste, e non deve essere solo un nome collegato ad un conto corrente per versargli lo stipendio, ma deve essere considerato e presentato come una funzione produttiva organizzata e gestita a livello manageriale. Se ci siamo rivolti ad uno studio di consulenza aziendale per la pianificazione finanziaria e l’organizzazione aziendale, questo è un valore aggiunto per l’impresa, perché a capo di una funzione amministrativa c’è una realtà manageriale a gestirla, anche se non c’è rapporto diretto da dipendente, ma solo un contratto di fornitura di servizi professionali. Se il contratto di base ce lo ha scritto un legale, dobbiamo far sapere alla banca che tutto è sotto controllo da parte di uno specialista, pur se a questo legale ci rivolgiamo una volta all’anno. Se abbiamo lasciato perdere la gestione fiscale dell’associazione di categoria e siamo passati ad un commercialista, la banca deve sapere che a capo della funzione fiscale abbiamo un professionista. Pensando in questo modo, ragionando in questo modo, abbiamo un’azienda, pur se piccola, circondata comunque da specialisti che la indirizzano nella maniera più corretta e logicamente organizzata. Tutto questo fa diminuire il rischio per la banca.
In sostanza, tocca a noi vendere bene la nostra azienda, senza sopravvalutarla, ma neanche sottovalutarne gli aspetti positivi.

15. Ottobre 2012 · Commenti disabilitati su Ragione Sociale e Denominazione Sociale – Cosa Sono · Categorie:Imprese, Lavoro

La ragione sociale e la denominazione sociale rappresentano il nome con cui un’impresa è iscritta nel Registro delle Imprese presso la Camerca di Commercio.

La Camera di Commercio di competenza è quella che si trova nel luogo in cui l’impresa ha la propria sede logale.

La ragione sociale indica il nome delle società di persone, cone società in nome collettivo e società in accomandita semplice, mentre la denominazione sociale viene utilizzata per specificare il nome delle società di capitali come le società per azioni.

La ragione sociale e la denominazione sociale sono quindi un elemento che caratterizza tutte le imprese.