14. Maggio 2020 · Commenti disabilitati su Come Analizzare l’Organizzazione Aziendale · Categorie:Imprese, Lavoro

Una corretta presentazione della nostra azienda non può prescindere da un’analisi del management e della nostra organizzazione aziendale.
Ma una micro-impresa o una piccola impresa che cosa possono presentare?
Di solito non presentano nulla, e qui fanno l’errore grave che, normalmente, li penalizza a livello di rating. Perché un’organizzazione, anche nella più piccola impresa pur se individuale, in realtà esiste.

Poco più in alto abbiamo paragonato la Fiat al piccolo Mobilificio Brianzolo; spieghiamo il concetto analizzando questo esempio più da vicino. Il Mobilificio Brianzolo è una realtà in cui l’imprenditore e sua moglie fanno praticamente tutto, dalla progettazione alla prima nota contabile, facendosi aiutare da artigiani esterni per determinate rifiniture e da qualche garzone di bottega per il lavoro basilare, cioè costruire i mobili. Presentato in questo modo, l’approccio è senza dubbio artigianale, molto rustico e non certamente di impronta manageriale.

Spieghiamo ora la stessa cosa, usando un diverso approccio.
Il Mobilificio Brianzolo ha optato per una organizzazione funzionale e leggera basandosi sull’outsourcing di alcune funzioni. Il titolare ha la funzione della direzione in generale, del controllo e gestione della produzione, coordinando le risorse umane disponibili ed i fornitori specializzati esterni; il coniuge ha la gestione e controllo dell’amministrazione, rapporti con i fornitori e gestione dei clienti. Il Mobilificio ha affidato la gestione della contabilità allo studio X, ha affidato le strategie finanziarie allo studio Y, la contrattazione e la gestione dei problemi di incasso e legali all’avvocato Z. Potremo continuare ancora.
La sostanza resta invariata, ma la forma è molto diversa e altrettanto diversa è la percezione di un potenziale finanziatore.

Abbiamo dimostrato che , a monte, esiste una organizzazione funzionale del lavoro, in cui sono evidenziati i principali processi e sono tutti sotto controllo e gestiti direttamente dall’azienda (Imprenditore) tramite personale direttamente riferibile all’azienda stessa (i garzoni) o tramite affidamento in outsourcing (gli artigiani).
Il fulcro non è quindi che l’organizzazione sia interna all’azienda, od esterna, o un mix di organizzazione interna ed esterna, ma bensì che l’organizzazione nella sostanza esista, derivi da una pianificazione strategica e sia applicata sempre.
Pressoché ogni tipo di azienda, se ci si riflette un momento, può essere descritta come una organizzazione moderna di fattori produttivi, interni ed esterni. Dipende da noi presentarla in questa maniera oppure no.

Uscendo dall’esempio limite, consideriamo sempre che nelle nostre azienda abbiamo delle risorse umane con una specifica professionalità, e teniamo queste informazioni “segrete” senza divulgarle alla banca. Questo è un errore. Specie se l’imprenditore viene da una crescita aziendale veloce, in cui un buon artigiano cambia casacca e diventa imprenditore di sé stesso e di altri, avrà assunto persone che hanno una specifica professionalità e preparazione che costituiscono un valore aggiunto alla propria impresa.
Se siamo un’azienda che fa quadri elettrici, avere alle nostre dipendenze dei tecnici specializzati, è un valore aggiunto. Se il progetto dei quadri ce li fa un nostro giovane ingegnere, la banca deve sapere che lui esiste, e non deve essere solo un nome collegato ad un conto corrente per versargli lo stipendio, ma deve essere considerato e presentato come una funzione produttiva organizzata e gestita a livello manageriale. Se ci siamo rivolti ad uno studio di consulenza aziendale per la pianificazione finanziaria e l’organizzazione aziendale, questo è un valore aggiunto per l’impresa, perché a capo di una funzione amministrativa c’è una realtà manageriale a gestirla, anche se non c’è rapporto diretto da dipendente, ma solo un contratto di fornitura di servizi professionali. Se il contratto di base ce lo ha scritto un legale, dobbiamo far sapere alla banca che tutto è sotto controllo da parte di uno specialista, pur se a questo legale ci rivolgiamo una volta all’anno. Se abbiamo lasciato perdere la gestione fiscale dell’associazione di categoria e siamo passati ad un commercialista, la banca deve sapere che a capo della funzione fiscale abbiamo un professionista. Pensando in questo modo, ragionando in questo modo, abbiamo un’azienda, pur se piccola, circondata comunque da specialisti che la indirizzano nella maniera più corretta e logicamente organizzata. Tutto questo fa diminuire il rischio per la banca.
In sostanza, tocca a noi vendere bene la nostra azienda, senza sopravvalutarla, ma neanche sottovalutarne gli aspetti positivi.

14. Gennaio 2020 · Commenti disabilitati su Come Diventare un Operatore di Call Center · Categorie:Lavoro

Call Center, se ne parla tanto ma in, fondo, si conoscono poco. Quasi delle leggende metropolitane. Si sono ispirati ai lavoratori dei Call Center anche per film recenti.

Eppure nell’immaginario collettivo un Call Cenetr rimane sempre e solo un gruppo di “signorine che rispondono al telefono”.

Allora cominciamo a smontare questo paradigma per ricostruirne un altro più reale per chiarire cos’è un call center oggi e chi sono quelli che vi lavorano.

Potremo dire che un Call Center è un’unità operativa che eroga servizi attraverso l’uso del canale telefonico. I moderni Call Center utilizzano anche altri canali d’accesso quali il fax, le email e il web.

Attraverso i vari canali d’accesso possono essere erogati servizi INBOUND (richieste in ingresso) e OUTBOUND (richieste in uscita) ovvero le risorse assegnate al Call Center possono ricevere telefonate, nel primo caso, o farne, nel secondo.

Possiamo ancora distinguere i Call Center per tipologia di servizio erogato: ci sono servizi informativi, servizi tecnici, servizi commerciali di gestione ordini, servizi di prenotazioni etc.

Un mondo variegato in cui le competenze delle risorse devono essere differenti, passando dalla semplice capacità di gestire una conversazione con un cliente/utente alle specifiche competenze tecniche di chi svolge servizi di assistenza tecnica di tipo software o hardware dovendo, in quest’ultimo caso capire il problema segnalato, saper indirizzare l’utente a svolgere una serie di prove e diagnosticare correttamente il guasto, le parti hardware coinvolte per la sostituzione e così via.

Mestiere complesso, quindi, non solo “Buongiorno, cosa posso fare per lei…” che sulla capacità di gestire la chiamata in linea fonda la sua specificità. Perché le competenze verticali di settore non reggono se dall’altra parte del filo non c’è una persona che sa comprendere lo stato d’animo di chi chiama, non ha la capacità di ridurre ansia e tensione, capire priorità e urgenze.

E ancora, non sentirsi frustrati se non si riesce a risolvere direttamente il problema o fornire l’informazione richiesta e, nel caso dei servizi outbound, se dall’altra parte chiudono la chiamata senza neanche dire “grazie”.

Il resto sembra essere un accessorio, importante per ogni specifico servizio, ma nulla se la base di capacità emotiva non c’è.

Per questo, quando alle nove di sera, dopo una giornata di lavoro durissimo, mi seggo a tavola per la cena e il telefono squilla, sospiro ma mi alzo a rispondere sapendo che di là c’è un ragazzo al suo primo lavoro, magari laureato in fisica o che si sta laureando, che mi chiama per propormi una fantastica opportunità, un nuovo servizio, un prodotto unico nel suo genere.

Certo potrei dire “Grazie ma non mi serve nulla” come si faceva con il venditore porta a porta che bussava e metteva il piedino tra lo stipite e la porta per non fartela chiudere, ma penso al faccino di chi mi chiama e allora con grande pazienza li ascolto mentre sciorinano tutte le fantastiche qualità della loro proposta e solo alla fine spiego che non mi interessa, che non ne ho necessità e li ringrazio molto.

Perché ogni lavoro è fatica e impegno e l’impegno di questi ragazzi va sicuramente premiato.

14. Ottobre 2019 · Commenti disabilitati su Come Diventare un Conciliatore · Categorie:Lavoro

Il Conciliatore risulta essere una figura poco nota ma negli ultimi anni, al fine di tentare un allineamento con i Paesi europei, che già da tempo utilizzano procedure conciliative, con grandi risultati, anche l’Italia ha previsto un’importante novità, introducendo una conciliazione volontaria ma amministrata. In poche parole si parla della possibilità di devolvere la conciliazione ad organismi privati, purché conformi e controllati dalla pubblica amministrazione, che assumono la veste di “organismi di conciliazione”. La legge n. 366 del 3 ottobre 2001 “Delega al Governo per la riforma del diritto societario”, che prevede la conciliazione delle controversie civili in materia societaria, anche dinanzi ad organismi istituiti da enti privati, che diano garanzia di serietà ed efficienza e che fossero iscritti in un apposito registro tenuto presso il Ministero della giustizia ha avviato i processi per una riforma forte. Il d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 5 “Definizione dei procedimenti in materia di diritto societario e di intermediazione finanziaria, nonché in materia bancaria e creditizia, emanato in attuazione dell’articolo 12 della legge 3 ottobre 2001, n. 366”, con gli articoli da 38 a 40, ha previsto l’istituzione degli organismi di conciliazione.

La nascita di questa nuova figura professionale è legata alla riforma del processo civile come si è visto. La ricerca continua, da parte di molti organi, di procedure di risoluzione alternativa nelle controversie, auspica l’uso sempre più frequente di figure specializzate che ottemperino con professionalità alle norme espresse dalla riforma del processo civile, la quale renderà obbligatoria la procedura di conciliazione. Questo avverrà in diversi campi; per liti in materia di condominio, locazione, responsabilità medica, contratti bancari, finanziari e assicurativi.

Dunque il conciliatore è una figura in continua crescita; ma con quale ruolo? In virtù del cambiamento normativo che delineerà linee guida precise e vincolanti, il Conciliatore avrà un ruolo sempre più importante e cardine nel quadro delle controversi. Dovrà essere una figura altamente specializzata, imparziale e neutrale, ma dovrà anche essere in grado di gestire efficacemente il contenzioso attraverso ampie e moderne tecniche di negoziazione e, aspetto fondamentale dovrà essere in grado di facilitare l’accordo tra le parti orientandole verso una soluzione condivisa ed ottimale. Questo ruolo sarà possibile svolgerlo unicamente attraverso una formazione specifica, a integrazione della propria preparazione professionale.

I motivi per scegliere un corso che rilasci l’abilitazione le conoscenze necessarie per affrontare le controversie seguendo i canoni richiesti dal nuovo ordinamento sono di diversa natura:

Esso risponde alla futura richiesta di qualifiche professionali conformi alla riforma del processo civile.

Esso si fregia della possibilità di elaborare una struttura didattica ricca di esercitazioni pratiche, tra le quali: la “conciliation room” (tecnica di simulazione della procedura di conciliazione). Questa tecnica didattica garantisce una formazione completa e specifica che consente di affrontare le impervie vie della conciliazione in una controversi.

Esso consente attraverso un innovativo “modulo marketing” di sviluppare le strategie comunicative, gestionali ed associative necessarie per operare efficacemente nel mercato di riferimento.

Esso è in grado di offrire a tutti i corsisti vantaggi esclusivi, come ad esempio Assistenza per l’apertura della camera di Conciliazione, l’iscrizione all’Associazione Conciliatori e Mediatori Italiani, la partecipazione alla stesura del libro bianco della Conciliazione patrocinato dall’Università e-Campus, la possibilità di collaborare presso la cattedra di Mediazione e Conciliazione- Tecniche A.D.R. Conciliazioni, Mediazioni, Arbitrati in fase di istituzione nel corso di laurea magistrale in Giurisprudenza dell’Università e-Campus.

Esso permette il conseguimento di un titolo riconosciuto dal Ministero della Giustizia ai sensi del DM 222/2004 art.10 comma 5, che abilita immediatamente alla professione di Conciliatore e favorisce l’accesso agli Enti di Conciliazione accreditati e alle più autorevoli strutture di Giustizia Civile A.D.R. d’Italia.

Un tale corso si rivolge a tutti i laureati in materie giuridiche ed economiche (anche con laurea triennale) ai quali è possibile aggiungere figure quali i notai, ragionieri commercialisti e consulenti del lavoro iscritti all’albo.

14. Aprile 2019 · Commenti disabilitati su Consigli per una Carriera Creativa · Categorie:Lavoro

Se hai una vena creativa e la passione per l’ambiente allora per quanto riguarda la tua carriera, sei fortunato. Negli ultimi tempi i centri di sostenibilità ambientale si stanno diffondendo in tutto il mondo, anche il turismo ecologico sta subendo uno sviluppo enorme. Questo ti offre la possibilità di usare la tua creatività per educare gli altri nella loro sostenibilità salvando il pianeta.

I musicisti
Utilizza il potere della musica per promuovere un messaggio ecologico. Pensate a “Earth Song” di Michael Jackson e “Too much carbon monoxide” di Cake. Non solo si puo’ mettere l’importanza di salvare il pianeta nei tuoi testi, ma è anche possibile modellare uno stile di vita ecologico. Aluni cantanti, come Jack Johnson sono degli ottimi esempi di attivisti ambientali creativi. Quando questi artisti fanno dei tour e concerti in giro per il mondo, usano tutti i mezzi possibili per minimizzare l’impatto ambientale. Ad esempio Jack Jonson utilizza un autobus a bio-carburante per raggiungere tutte le tappe dei suoi tour.

Grafici (Graphic designers)
Se hai un talento per il disegno e vuoi sostenere la conservazione ambientale, hai diverse scelte a portata di mano. Puoi specializzarti in un’arte che promuove messaggi ambientali. Puoi disegnare loghi e campagne pubblicitarie per aziende focalizzate sull’essere ecologiche. Potete anche disegnare delle t-shirt ecologiche che promuovano un messaggio verde. Inoltre, se sei un pittore, puoi utilizzare pennelli e tinture naturali per supportare la tua causa per la natura.

Architetti
Questo è un periodo molto interessante per gli architetti. Nuovi materiali, nuovi progetti e prodotti eco-compatibili sono sul mercato in abbondanza e più che mai. Sia che pensiate di costruire un impianto solare o lavorare con materiali riciclati, c’è un interesse sempre piu’ crescente per l’architettura sostenibile.

Progettista di paesaggi
Tante persone creative trovano possibilita’ di carriera nella progettazione di paesaggi. Questo lavoro è perfetto per chi ama veramente l’ambiente. Un paesaggista si occupa di progettazione, creazione e mantenimento degli ambiente. Il paesaggista lavora per creare un quadro trasparente con piante, alberi, architetture ed arredamento. Ci sono diversi tipi di progettisti del paesaggio. Alcuni lavorano nei parchi e altre aree di grandi dimensioni; altri si concentrano di più sulle abitazioni e condomini. Alcuni paesaggisti sono anche specializzati in paesaggi urbani, la creazione di progetti a basso impatto ambientale per i grattacieli e uffici.

Scrittori
Non c’è niente come il potere della parola. Scrittori con l’amore per la natura possono utilizzare il loro talento per diffondere la parola sulla natura attraverso libri ed articoli. Sia che il tuo punto forte è la fiction o la non-fiction, è sempre possibile condividere l’importanza di prendersi cura dell’ambiente.

Pittori
Proprio come gli scrittori, i pittori possono sensibilizzare i cittadini nei confronti della natura utilizzando i loro talenti. Quando la gente vede la bellezza della natura, sono più inclini a collegarsi con essa, ciò aiuta ad aumentare l’interesse a preservare l’ambiente.

Registi
Prendi la tua videocamera e fai un video di impatto sul mondo e/o natura. Diversi registi sono ottimi esempi che portano la natura direttamente nel tuo soggiorno, immagina i documentari di Discovery Channel. Mentre i registi catturano la bellezza della natura, mostrano ai telespettatori come proteggere l’ambiente. Sia che stai filmando il ciclo di vita di una farfalla o mostrando l’impatto ambientale dell’inquinamento sulla Terra, il film può essere un strumento molto potente comunicare tramite suoni ed immagini.

Ci sono molte posizioni che aspettano grandi persone e appassionati dell’ambiente. Basta essere creativi.

14. Febbraio 2019 · Commenti disabilitati su Come Diventare un Personal Trainer · Categorie:Lavoro

Al fine di intraprendere questa strada che potrebbe condurre ad un futuro lavorativo più o meno stabile è necessario conoscere alcuni aspetti ed essere pronti ad affrontare la problematiche che il percorso offre.

Le strade per conseguire un attestato che certifichi la possibilità di insegnare attività fisiche collettive, come i corsi di fitness, aerobica, step e tutte le varie pseudo discipline che di anno in anno giungono dagli USA, o quella per attività individuali come il personal trainer, prendono due direzioni.

Dopo aver stabilito di avere un grande passione per questo tipo di attività, dovremo essere ben consapevoli che nessun certificato o laurea ci spiegherà come gestire determinate situazioni ed affrontare la straordinaria mancanza di cura che le persone hanno del proprio corpo.

Fatto questo sarà possibile scegliere una tra le due possibilità che conducono al conseguimento di un certificato che consentirà di offrire la nostra opera a palestre o privati.

La via più semplice e veloce in termini di tempo, ma molto più dispendiosa economicamente e meno valida sul piano del riconoscimento accademico è quella di scegliere attraverso la rete internet tra le innumerevoli associazioni, anche riconosciute dal CONI (comitato olimpico nazionale italiano).

Esse offrono un vasto assortimento di diplomi che possono essere conseguiti seguendo corsi full immersion. Questi corsi, in genere, si tengono nel fine settimana ad incontri periodici o singoli, durante questi corsi dovrebbe essere possibile acquisire le basi di un insegnamento per la disciplina preferita. Resta chiaro che questi corsi sono dotati di più livelli ed ogni livello vi garantisce sempre più abilità e conoscenze nel campo dell’insegnamento “sportivo” ad un costo pari al presunto valore del livello.

Ottenuto uno di questi diplomi si sarà in grado di offrire la propria opera alle palestre o ai privati. Bisogna fare attenzione poiché il corpo umano è pieno di insidie, bisogna munirsi di una buona conoscenza sia di anatomia e sia di psicologia e questo è un discorso molto complesso.

Con in mano uno di questi diplomi sarà anche possibile imitare i più accreditati colleghi stranieri e divenire imprenditori di se stessi offrendo la propria opera come personal trainer anche a domicilio.

Il lavoro domiciliare è certamente più remunerativo, ma se si decide di fare questo passo è bene sapere che la situazione in Italia non è rosea come all’estero, a causa del fatto che tra le innumerevoli culture che mancano c’è anche quella della cultura sportiva, che in Italia è quasi completamente assente. Tutto questo rende arduo ed impervio il tentativo di costruire un gruppo di clienti stabile e costante, che permetta di fondare un minimo di base solida nell’instabile mondo degli istruttori e dei personal trainer.

La seconda strada da seguire, è un percorso più ufficiale ed accademicamente riconosciuto a tal punto da permettere a coloro che decidono di intraprendere gli studi per conseguire la laurea in scienze motorie ex ISEF di poter accedere ai corsi per fisioterapista.