14. Giugno 2020 · Commenti disabilitati su Conto Deposito con Rendimento Fisso o Variabile – Come Scegliere il Migliore · Categorie:Banca e Conto Corrente

Sei pronto ad investire il tuo capitale ma prima di scegliere, valuta se vuoi lanciarti su i rendimenti a tasso fisso o su quelli a tasso variabile.

Facciamo una distinzione netta tra i due tipi di investimento e in questo modo potrai scegliere con la massima libertà ma, soprattutto, con la massima coscienza.

Gli investimenti con rendimento fisso sono investimenti che ti garantiscono a priori un certo tasso di interesse; questo tasso rimarrà invariato per tutto la durata del tuo investimento.

Un esempio di investimento con rendimento a tasso fisso è il conto deposito.

Questo prodotto è erogato dalle banche ed ogni realtà bancaria ti proporrà un’offerta soggettiva. Ogni banca applica, a seconda della durata del deposito e dalla scelta del vincolo o no, un rendimento.

I conti deposito prevedono un rendimento fisso sia nel caso di deposito libero che nel caso di deposito vincolato. Se parliamo di conto deposito vincolato, puoi scegliere un investimento di 1 mese oppure di 3, 6, 9, 12, 18, 24 e 36 mesi. Sono prodotti finanziari versatili che si adattano ad ogni tua esigenza finanziaria. La comodità è che puoi gestire il tuo capitale comodamente online ed inoltre non devi pagare nulla. Ogni conto deposito è gratuito e oggigiorno le banche ti pagano anche il bollo previsto dalla legge.

Il tasso di interesse ti viene dichiarato prima che tu faccia la tua scelta e non cambierà mai. Se i mercati finanziari dovessero crollare, il tuo rendimento ti verrà comunque dato. A tutela maggiore dei consumatori che investono nei conti deposito interviene il Fondo di Tutela dei Depositi che copre in caso di mancanza da parte della banca.

Gli investimenti con rendimento variabile comprendono i titoli di stato o obbligazioni e le azioni.

Le obbligazioni possono, e va detto, essere sia a tasso fisso che variabile. Nel caso di tasso fisso gli interessi maturati sono concessi periodicamente con tempi stabiliti. Parlando invece di obbligazioni a tasso variabile gli interessi sono considerati sulla base dell’andamento Euribor a 3 o 6 mesi.

Le azioni a differenza delle obbligazioni subiscono l’andamento dei mercati finanziari e della solidità degli Stati.

Non è facile scegliere se optare per un tasso fisso o un tasso variabile anche se la tua audacia sarebbe un punto di partenza. Nella norma chi si ritiene un investitore prudente, tenderà a scegliere gli investimenti a tasso fisso.

Il tasso fisso, nel caso delle azioni, è da scegliere quando i mercati sono favorevoli e sono sicuramente usati in forma speculativi.

Il tasso variabile non subisce delle oscillazioni eccessive ma non si ha mai la certezza del risultato finale.

In ogni caso un’azione o un’obbligazione sono assoggettate agli andamenti dei tassi di interesse. Ricordati che per acquistare delle obbligazioni o delle azioni dovrai rivolgerti a persone qualificate come gli intermediari. Questa professione e l’acquisto comprende il pagamento di una commissione.

Insomma se hai intenzione di investire devi capire se hai voglia di rischiare e allora optare per le azioni con rendimento a tasso variabile; oppure se vuoi avere un rendimento certo e senza alcuni rischio intrinseco, dovrai optare per investimenti con rendimento fisso come i conti deposito.

14. Maggio 2020 · Commenti disabilitati su Come Analizzare l’Organizzazione Aziendale · Categorie:Imprese, Lavoro

Una corretta presentazione della nostra azienda non può prescindere da un’analisi del management e della nostra organizzazione aziendale.
Ma una micro-impresa o una piccola impresa che cosa possono presentare?
Di solito non presentano nulla, e qui fanno l’errore grave che, normalmente, li penalizza a livello di rating. Perché un’organizzazione, anche nella più piccola impresa pur se individuale, in realtà esiste.

Poco più in alto abbiamo paragonato la Fiat al piccolo Mobilificio Brianzolo; spieghiamo il concetto analizzando questo esempio più da vicino. Il Mobilificio Brianzolo è una realtà in cui l’imprenditore e sua moglie fanno praticamente tutto, dalla progettazione alla prima nota contabile, facendosi aiutare da artigiani esterni per determinate rifiniture e da qualche garzone di bottega per il lavoro basilare, cioè costruire i mobili. Presentato in questo modo, l’approccio è senza dubbio artigianale, molto rustico e non certamente di impronta manageriale.

Spieghiamo ora la stessa cosa, usando un diverso approccio.
Il Mobilificio Brianzolo ha optato per una organizzazione funzionale e leggera basandosi sull’outsourcing di alcune funzioni. Il titolare ha la funzione della direzione in generale, del controllo e gestione della produzione, coordinando le risorse umane disponibili ed i fornitori specializzati esterni; il coniuge ha la gestione e controllo dell’amministrazione, rapporti con i fornitori e gestione dei clienti. Il Mobilificio ha affidato la gestione della contabilità allo studio X, ha affidato le strategie finanziarie allo studio Y, la contrattazione e la gestione dei problemi di incasso e legali all’avvocato Z. Potremo continuare ancora.
La sostanza resta invariata, ma la forma è molto diversa e altrettanto diversa è la percezione di un potenziale finanziatore.

Abbiamo dimostrato che , a monte, esiste una organizzazione funzionale del lavoro, in cui sono evidenziati i principali processi e sono tutti sotto controllo e gestiti direttamente dall’azienda (Imprenditore) tramite personale direttamente riferibile all’azienda stessa (i garzoni) o tramite affidamento in outsourcing (gli artigiani).
Il fulcro non è quindi che l’organizzazione sia interna all’azienda, od esterna, o un mix di organizzazione interna ed esterna, ma bensì che l’organizzazione nella sostanza esista, derivi da una pianificazione strategica e sia applicata sempre.
Pressoché ogni tipo di azienda, se ci si riflette un momento, può essere descritta come una organizzazione moderna di fattori produttivi, interni ed esterni. Dipende da noi presentarla in questa maniera oppure no.

Uscendo dall’esempio limite, consideriamo sempre che nelle nostre azienda abbiamo delle risorse umane con una specifica professionalità, e teniamo queste informazioni “segrete” senza divulgarle alla banca. Questo è un errore. Specie se l’imprenditore viene da una crescita aziendale veloce, in cui un buon artigiano cambia casacca e diventa imprenditore di sé stesso e di altri, avrà assunto persone che hanno una specifica professionalità e preparazione che costituiscono un valore aggiunto alla propria impresa.
Se siamo un’azienda che fa quadri elettrici, avere alle nostre dipendenze dei tecnici specializzati, è un valore aggiunto. Se il progetto dei quadri ce li fa un nostro giovane ingegnere, la banca deve sapere che lui esiste, e non deve essere solo un nome collegato ad un conto corrente per versargli lo stipendio, ma deve essere considerato e presentato come una funzione produttiva organizzata e gestita a livello manageriale. Se ci siamo rivolti ad uno studio di consulenza aziendale per la pianificazione finanziaria e l’organizzazione aziendale, questo è un valore aggiunto per l’impresa, perché a capo di una funzione amministrativa c’è una realtà manageriale a gestirla, anche se non c’è rapporto diretto da dipendente, ma solo un contratto di fornitura di servizi professionali. Se il contratto di base ce lo ha scritto un legale, dobbiamo far sapere alla banca che tutto è sotto controllo da parte di uno specialista, pur se a questo legale ci rivolgiamo una volta all’anno. Se abbiamo lasciato perdere la gestione fiscale dell’associazione di categoria e siamo passati ad un commercialista, la banca deve sapere che a capo della funzione fiscale abbiamo un professionista. Pensando in questo modo, ragionando in questo modo, abbiamo un’azienda, pur se piccola, circondata comunque da specialisti che la indirizzano nella maniera più corretta e logicamente organizzata. Tutto questo fa diminuire il rischio per la banca.
In sostanza, tocca a noi vendere bene la nostra azienda, senza sopravvalutarla, ma neanche sottovalutarne gli aspetti positivi.

14. Aprile 2020 · Commenti disabilitati su Conto Deposito e Sicurezza · Categorie:Banca e Conto Corrente

La scelta di un investimento può spaventare perché i rischi legati ad esso possono essere onerosi; la questione si fa più pressante nel caso di investitori di medio livello, ovvero coloro che investono i pochi risparmi che hanno sperando di farli fruttare.

Questi investitori sono ovviamente timorosi di veder sfumare i soldi guadagnati con tanta fatica.
Tuttavia oggi tra gli investimenti con il minor rischio ci sono i conti deposito.

Il conto deposito è un investimento o un prodotto finanziario molto simile al tradizionale conto corrente tuttavia offre un tasso maggiore e il rischio di perdita è basso quanto è basso il rischio di un conto corrente.

Il capitale investito in un conto deposito è quasi sempre protetto dall’adesione della propria banca al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. In Italia l’adesione obbligatoria è legata ad un decreto legislativo datato 24 marzo 2011 ed entrato in vigore il 7 maggio dello stesso anno.

Questo fondo tutela gli investitori nel caso in cui la banca non sia in grado di onorare gli impegni economici presi. Il fondo copre la banca fino a 100.000 euro ad investitore.

Nel caso un investitore abbia due conti correnti in due banche distinte e queste aderiscano al fondo, l’investitore è coperto fino ad un massimo di 200.000 euro totale.

Se il conto deposito è cointestato, entrambi gli intestatari possono beneficiare di 100.000 euro come fondo di garanzia. L’unico limite è nel caso in cui gli intestatari siano possessori di altri conti presso quella stessa banca.

I fondo a tutela dei depositi offre quindi una bella garanzia nel caso di fallimento bancario; se però il cliente ha più conti correnti e più conti deposito presso la stessa banca, purtroppo potrà avvalersi di una garanzia di soli 100.000 euro.

La garanzia è, infatti, legata alla persona che investe in quella banca e non al possesso di conti. Pertanto se si hanno somme da investire superiori ai 100.000 Euro è importante aprire più di un conto deposito su banche differenti in modo da essere coperti senza alcun problema.

In più quando si sceglie di aprire un conto deposito è consigliabile verificare che la banca aderisca a questo fondo o a qualche altro tipo di garanzia.

Infatti non tutte le banche fanno parte del fondo, anche perché molte sono banche straniere che operano sul territorio italiano con portali online o comunque secondo la normativa del paese di origine.

Tuttavia il Fondo di tutela interviene anche in banche provenienti da altri Paesi e che abbiamo aderito al fondo e che siano comunque protette dalle garanzie fornite dallo Stato di appartenenza.

Se una banca aderisce al fondo di garanzia, tutela i clienti proprietari dei conti deposito ma anche proprietari di conti correnti, assegni circolari o depositi nominativi.

Nel caso di inottemperanza della banca, il Fondo interviene e salda in tempi molto brevi ed inferiori al mese lavorativo.

Per avere una maggiore garanzia di non perdere i propri soldi, gli investitori possono provvedere ad effettuare una ricerca sulla solidità patrimoniale delle banche. Il risultato della solidità è determinato dalla relazione tra il valore patrimoniale e le scelte di investimento relazionate al loro rischio.

La solidità si misura in Core Tier 1

In conclusione, facendo due semplici calcoli il conto deposito conviene perché non ha spese, è un investimento a breve termini ed è molto tutelato da varie garanzie, lo fanno essere oggi uno dei migliori investimenti in cui puoi investire i tuoi risparmi.

14. Marzo 2020 · Commenti disabilitati su Azienda e Capacità di Generare Flussi di Cassa · Categorie:Altro

La prima verifica da fare si riferisce alla capacità che ha l’azienda di generare flussi di cassa, cioè si va ad analizzare la sua potenzialità di creare cash flow tramite una corretta sequenza ed alternanza di entrate ed uscite. Risulta essere evidente che un’Azienda che paga i suoi debiti prima di incassare le vendite è un’azienda strutturalmente sbilanciata in un deficit di liquidità perenne, allo stesso modo un’azienda che riesce ad incassare prima di pagare è un soggetto economico che non avrà strutturalmente tensioni di liquidità.

Per tenere sotto controllo questo fattore occorre costantemente verificare i tempi di incasso ed i tempi di pagamento, cercando ovviamente di anticipare gli incassi rispetto ai pagamenti. Riferendosi ai tempi di incasso il metodo più semplice per ottenerlo è raffrontare i crediti medi verso clienti con le vendite giornaliere.
Esempio. Ditta Xyz ha una media di crediti verso clienti di 50.000€ e le vendite annue sono 650.000€. Si dividono le vendite annue per 365 e si ottiene 1780€ di vendite al giorno; si rapporta il credito medio (50.000) con la vendita giornaliera (1780) e si ottiene 28,08 che ci dimostra come la Xyz riscuota in media i propri crediti dopo 28 giorni.

Questo calcolo misura l’efficienza della politica creditizia aziendale e fornisce informazioni implicite, vale a dire, confrontandolo con la media dei pagamenti, dimostra come l’azienda abbia o meno bisogno di liquidità ulteriore per affrontare la gestione ordinaria. Nello stesso modo, infatti, si calcola la media dei pagamenti, confrontando i debiti medi con gli acquisti giornalieri. E’ quindi evidente che un’azienda in strutturale deficienza di liquidità è organizzata in maniera peggiore rispetto ad un’azienda che riesce a creare un flusso di cassa positivo anziché negativo in un dato periodo di tempo.

Un altro modo pratico e veloce per verificare la propensione o meno a creare flussi di cassa è applicare la tecnica dell’ acid test ; si tratta di un indice di bilancio che viene costruito rapportando le attività correnti che presentano il più alto grado di liquidità (fondo di cassa, titoli e crediti verso i clienti), sotto forma di denaro liquido o che possono essere velocemente convertite in denaro liquido, il tutto rapportato con le passività correnti (debiti verso fornitori, debiti a breve termine ed imposte/contributi). L’acid test determina in che misura l’azienda sia in grado di far fronte ai suoi debiti a breve termine con le attività a breve termine: Per una buona struttura finanziaria, l’indice dovrebbe dare un risultato sopra l’unità, vale a dire l’attivo a breve dovrebbe essere superiore al passivo a breve.

14. Febbraio 2020 · Commenti disabilitati su Come Farsi Rimborsare il Biglietto in Caso di Ritardo del Treno · Categorie:Altro

Tramite questa guida, imparerete a richiedere il rimborso di un biglietto ferroviario in caso di ritardo del treno. Poiché molte volte, a causa del maltempo o di problemi sulla linea ferroviaria, i treni hanno decine e decine di minuti di ritardo, potete richiedere fino al 50 % di rimborso del biglietto. Ecco come.

Per prima cosa, dovete verificare se avete diritto al bonus di viaggio o meno. Quindi controllate l’orario di partenza e l’orario di arrivo sul vostro biglietto e, se avete una delle seguenti condizioni, potete richiedere un rimborso. Il rimborso viene effettuato: su treni Eurostar, in caso di ritardi superiori a 25 minuti; su treni Intercity, per ritardi superiori a 30 minuti; per i treni espressi, infine, con ritardi superiori a 60 minuti.

Trascorsi 20 giorni dalla data del viaggio, si può verificare se si ha diritto al bonus presso tutte le biglietterie, il self-service, Internet e call center. Si può richiedere alle biglietterie o alle agenzie di viaggio convenzionate, consegnando il biglietto, il rilascio di un bonus nominativo o, direttamente, l’emissione di un nuovo biglietto per un importo pari al bonus spettante.

Il viaggiatore ha 12 mesi a disposizione per richiedere il bonus. Il bonus ha una validità di 12 mesi dall’effettuazione del viaggio. Il bonus è pari al 50% dell’importo del biglietto per treni Eurostar, al 30% per treni Intercity, al 20% per treni espressi. Calcolando una spesa di 100 € ed un ritardo di 25 minuti, possiamo quindi avere un rimborso di 50 €.

Il rimborso può essere chiesto
-Compilando il modulo presente sul sito di Trenitalia.
-Chiedendolo all’agenzia presso cui si è acquistato il biglietto.
-Presso una qualsiasi biglietteria di Trenitalia.
-Chiamando il call center di Trenitalia, qualora il biglietto sia stato acquistato telefonicamente, seguendo questa guida sul reclamo Trenitalia.

Chiedere il rimborso è quindi molto semplice.