28. April 2017 · Comments Off on Cose da non Scrivere in un Curriculum · Categories: Lavoro

Siete contenti del vostro curriculum? Magari la sua struttura vi piace, ma che dire del contenuto? I responsabili della selezione leggono le stesse identiche frasi, curriculum dopo curriculum, ogni giorno.
I casi sono tanti, quante le professioni più diverse.
Ecco qualcuno dei luoghi comuni più diffusi e quindi proprio quelli che, chi è alla ricerca di un lavoro, dovrebbe evitare di riportare nel curriculum.

Comunicatore
Questo termine non ti distingue dagli altri candidati, ma è esattamente l’abilità che viene richiesta a chiunque si presenti ad un colloquio. I selezionatori sono più colpiti da chi riesce a comunicare e a comunicarsi bene. Presta sempre attenzione ai tempi verbali (orale o scritta: questo vale per le comunicazioni via mail o a voce), alla pertinenza delle tue frasi e non usare troppi avverbi o ancora peggio, non abusare dei termini in inglese.

Attento ai dettagli
Ogni lavoro richiede un certo livello di attenzione al dettaglio. Quindi, di nuovo, questo non aiuterà il vostro curriculum – o la vostra chance di successo in un colloquio. La cosa migliore da fare in casi come questo è essere pronti a spiegare, durante un colloquio, come il tuo alto livello di attenzione per i dettagli abbia, in passato, portato ad un risultato importante, di cosa vi siete accorti in tempo utile, cosa non avete tralasciato e cosa poi si è rivelato una fondamentale accortezza.

Altamente qualificato
Questa è una frase inutile. Avete delle competenze, ed è possibile utilizzare alcune o tutte quelle capacità laddove siano richieste. Non avere competenze significa non aver mai fatto nulla. Credi di avere delle marce in più competenze rispetto alla media? Dimostralo, non perderti in chiacchiere.

Affidabile
Risulta essere meglio lo siate davvero, se vi assumeranno. Ancora una volta, questo è un tratto che sul tuo curriculum può essere tralasciato. Semplicemente non vi distingue dalle altre persone che fanno già quel lavoro o svolgono già quella professione.

Referenze disponibili su richiesta
Questa era una normale prassi nel mondo dei curriculum, ma ormai è “fuori moda”. Partendo dal presupposto che un potenziale datore di lavoro voglia le vostre referenze, può ottenerle semplicemente cercandovi su google, guardando i vostri profili sui social network (è importante, per questo, avere un profilo sempre aggiornato sui social network professionali più importanti) e vedendo con chi avete lavorato in passato.
Non indicatelo, quindi, sul curriculum. Assicuratevi piuttosto di avere i nomi e le informazioni di contatto di chi vi intervisterà. Chiedete sempre nome e cognome della persona con cui sosterrete il colloquio e cercate tutte le informazioni possibili sul web.
In ogni caso, avvisate i possibili “referenti” che siete alla ricerca attiva di un lavoro: in questo modo non saranno sorpresi se qualcuno dovesse chiamarli e chiedere informazioni su di voi.

Giocatore di squadra
A differenza di chi? Qualsiasi organizzazione vuole avvalersi certamente di chi ha l’energia lavorare efficacemente a contatto con altri. E se non percepiranno questa attitudine in voi durante il colloquio, il fatto che lo abbiate scritto sul curriculum non li convincerà.

In grado di rispettare le scadenze
Fatevi questa domanda: se doveste rispettare solo una scadenza su 10, quanto a lungo rimarreste? Ancora una volta, questa è una caratteristica già evidente (scontatamente “richiesta”) e significa che saper rispettare le scadenze è il minimo indispensabile, in qualsiasi lavoro.

14. April 2017 · Comments Off on Colloquio Senza Risposta – Motivi · Categories: Lavoro

Hai sostenuto già tanti colloqui ma ancora non hai ottenuto un lavoro. Capita spesso di avere la sensazione che i colloqui siano andati bene, ma poi, senza un reale riscontro in seguito, ci si rende conto che non è così.

Ecco cinque ragioni che potrebbero essere utili a ragionare sul perché una selezione si fermi al primo colloquio o comunque non abbia un seguito.

Hai dato l’impressione di essere disperato.

I selezionatori sono in grado di stabilire quando il candidato è veramente interessato proprio alla posizione offerta, o disposto ad accettare qualsiasi lavoro.
Informarsi quanto più possibile sulla posizione lavorativa e fare domande intelligenti durante il colloquio dimostrerà al selezionatore che avete dedicato del tempo a poter valutare l’opportunità che vi viene presentata.

Le aziende vogliono assumere persone appassionate a ciò che fanno e che vogliono lavorare con loro. È necessario, quindi, essere in grado di focalizzare il tipo di lavoro e il tipo di azienda. La motivazione è la base: il rischio è quello di sembrare disposti a tutto!

Non hai saputo venderti

Parte della vostra responsabilità durante l’incontro è di raccontare voi stessi.
Condividendo la vostra storia, potrete anticipare alcune delle domande che potrebbero farvi: preparate in anticipo la presentazione della vostra esperienza professionale. Siate precisi e dettagliati nelle vostre risposte e servitevi di aneddoti, per dimostrare la vostra maturità professionale.

Risulta essere consigliabile utilizzare il modello STAR (dall’inglese: situation, task, action, and results), ovvero: parlare di situazioni, di attività, di azioni e risultati. E anche se non avrete storie così ricche da raccontare, il solo esercizio nel prepararsi, nel pensare, vi renderà candidati più preparati.

Ti sei venduto per quello che non sei.

C’è una linea sottile tra la fiducia e l’arroganza, e attraversarla significa andare incontro all’insuccesso quasi certo. Evitate domande tipo “Cosa mi offrite?”. Riflettete su quello che non conoscete e siate pronti ad ammettere i vostri errori, se richiesto. La flessibilità, l’adattabilità e la disponibilità ad apprendere sono tutte qualità che i selezionatori cercano!

Spunta la segnalazione di un dipendente o un candidato interno.

Se due candidati hanno un background simile ma uno dei due arriva tramite una segnalazione interna, l’azienda, considerando quest’ultima candidatura, ha più probabilità di andare verso una direzione sicura.
In questo caso, quindi, il datore di lavoro ha già un’idea di come un candidato interno si adatterà ad un certo ruolo, perché può basarsi sull’esperienza professionale che ha in comune con lui.

Allo stesso modo, un candidato segnalato spesso conosce qualcuno all’interno dell’azienda, che può confermare la sua professionalità. Le aziende credono molto nelle segnalazioni perché si aspettano che i loro dipendenti le indirizzino verso candidati che possano essere all’altezza della loro stessa segnalazione.

I requisiti richiesti sono cambiati.

Questo capita spesso, soprattutto con le posizioni aperte da poco tempo.
Incontrando potenziali candidati e valutando le singole esperienze, a volte succede che i selezionatori individuino nuove priorità o obiettivi rispetto alla posizione, e questo, quindi, può fare sì che si focalizzino su nuovi elementi di valutazione della candidatura.

28. March 2017 · Comments Off on Come Lavorare in un’Università · Categories: Lavoro

In questa intervista viene descritta come “cultura del sapere insegnare”. E’ per questo che non basta lo studio, e nemmeno la passione. Parliamo di una professione per cui la predisposizione naturale è fondamentale, così come la curiosità per il mondo e la voglia di condivisione. Superficialmente individuati come “assistenti universitari”, oggi, dietro le quinte, andiamo a capire come funziona grazie a Massimiliano.

Di cosa parliamo quando diciamo “professioni accademiche”?

Premettendo che le definizioni sono sempre limitanti e, in certi casi, pericolosamente ambigue, credo che il senso della parola “professione” legato al termine “accademia” può esplicitarsi in quel valore profondo che è la cultura del sapere insegnare. Sembra poco ma la competenza di un’adeguata divulgazione della conoscenza non può essere esercitata da un personale banalmente prestato al mondo delle università. Occorre una preparazione alla base ed una sensibilità al sapere, dunque un costante aggiornamento del proprio modo di vedere le cose, che è il cuore della vocazione di ogni docente. Anche se, per quanto mi riguarda, trovo che un simile termine (professione) non racchiuda affatto la grande mission educativa che è quella di far emozionare uno studente, permettendogli non di avere certezze, ma di poterle anche solo semplicemente sfiorare per la prima volta.

Perché un dottorato? E in cosa si differenzia da un biennio specialistico o un master?

Tra i requisiti di ammissione al Dottorato di ricerca figura l’indispensabilità di aver conseguito un titolo di laurea specialistico. Da questo consegue che le due opzioni non possono essere viste come alternative, ma come momenti diversi di un percorso di conoscenza. Il dottorato garantisce allo studente quel completamento e maturamento dell’apprendistato universitario, contribuendo anche al suo sviluppo di esploratore del sapere, con cui finalmente, oltre ad assimilare i contenuti di altri, egli ne diventa primo artefice.

In cosa consiste esattamente il tuo lavoro di ricercatore?

Studio continuamente testi e articoli, di vecchia o più recente pubblicazione, legate alla mia disciplina. Questa lettura intensa è accompagnata dalla produzione di articoli o saggi in cui si cercano di evidenziare le proprie personali considerazioni argomentative. Tutto questo si rielabora in incontri e seminari aperti con professori e dottorandi di altre università (molte volte anche luminari provenienti dall’estero). Se questo per qualcuno può sembrare solo una serie di operazioni astratte, va ricordato che senza la produzione di nuovo sapere, non si può capire serenamente il momento storico nel quale si sta vivendo.

Quali sono i requisiti per accedere ad un dottorato?

Una laurea quinquennale e una predisposizione al continuo rinnovamento dei propri orizzonti teorici culturali.
Ah dimenticavo, non stare mai fermi.

Ogni corso ha dottorandi o solo qualcuno? Che criteri segue l’ateneo per scegliere i suoi candidati dottorandi?

Ogni corso ha 3-4 dottorandi, ma possono essercene anche meno. I criteri emergono da una prova scritta anonima, da una prova orale integrativa e da un progetto di ricerca con il quale il candidato dimostra di intraprendere un serio e proficuo cammino di approfondimento teorico, in cui è in grado di proporre nuove tesi e di saperle quantitativamente/qualitativamente dimostrare.

In questo contesto, quali sono i vantaggi per i dottorandi e quali quelli per i docenti?

Il dottorando respira l’aria dell’università e può contaminarsi continuamente, stando direttamente accanto a professori con i quali interagisce in maniera ravvicinata. I professori, invece, possono accostarsi a tematiche che magari ancora non conoscono del tutto, scoprendo attraverso la sensibilità di discenti più giovani, l’incredibile fluidità dei saperi.

Risulta essere una scelta impegnativa, soprattutto di questi tempi, studiare per così tanti anni. Non hai mai sentito l’esigenza di un lavoro più “tradizionale” e/o remunerativo?

Esiste oggi in Italia l’idea di un lavoro tradizionale? E aggiungerei… remunerativo? Ancora una volta si è vittima dei luoghi comuni. Quando mai studiare e apprendere dagli altri deve essere considerata una così incredibile impresa? Da sempre amo studiare e non l’ho mai trovato impegnativo. Si studia (e si impara) anche solo affacciandosi alla finestra o parlando con il netturbino che si incontra per caso la notte. Ma ci vuole un certo spirito per afferrare tutto ciò e per capire come e dove si apprendono nuove cose. Non è di soli libri che campa un dottorato come neanche l’uomo vive di solo denaro.

Dopo il liceo e l’università, praticamente non ti sei fermato. E’ un bel sacrificio! Quali sono le tue aspettative nei riguardi di questo dottorato?

Mi aspetto di riuscire a condividere con successo anche solo l’1% di queste conoscenze e di farlo costruendo interazione con la gente.

Cosa consigli a chi è interessato a questo tipo di formazione e percorso professionale?
Di guardarsi attorno e poi di cominciare a passeggiare nella propria città. Anche solo al primo bivio, c’è qualcosa che vale la pena di essere approfondita e raccontata agli altri.

14. March 2017 · Comments Off on Consigli per il Job Networking · Categories: Altro

Avvicinare le persone, saper parlare e presentarsi, sono esercizi importanti. Soprattutto a chi, nuove conoscenze, potrebbero essere utili in futuro. Risulta essere questa la vera logica del networking, lo scambio. Di competenze, di informazioni, di pensieri. Tutto questo ci arricchisce e, se curato nei modi, può valere molto più di tanti colloqui di lavoro. Vale quindi la pena riflettere su accortezze a cui non avremmo mai fatto caso. Sono tantissime le occasioni in cui potremmo creare delle opportunità, ma spesso neanche ce ne accorgiamo. Ecco qualche dritta per prestare attenzione a tutti i dettagli, nessuno escluso.

Fare network significa
Il segreto per un networking ottimale è “scoprire cosa poter fare per qualcun altro”. Ma attenzione: si tratta di un atteggiamento di apertura in generale, e non di comportarsi come se dovessimo per forza concludere un affare o chiudere un contratto con qualche cliente. Rendersi utili, disponibili, e lasciarsi sempre buoni rapporti alle spalle, con chiunque collaboriate.

Diventa un Newtorker Super
I bravi networker si divertono a far conoscere le altre persone fra loro. Quando pensi qualcosa, voi tendete a pensarlo e basta, loro, invece, lo fanno. Agire – sul buon senso, certo – e non restare mai fermi per troppo tempo.

Trattare tutti come dei re
Ognuno merita di essere trattato con gentilezza e rispetto. Cercare di capire chi è chi, rende la vita molto più semplice (e in questo i social network professionali sono utilissimi). Inoltre, quello che vediamo come un rospo potrebbe in realtà essere un principe o una principessa per qualcun’altro. Sempre massima attenzione ai dettagli!

La gentile arte del Conversare
Una qualità fondamentale del networker abile è il suo stile di conversazione. Il networker è sempre concentrato, ascolta attentamente, dà l’impressione di essere interessato anche se non lo è, e non si contraddice mai.

Ricordati di me
I networker esperti dicono è bello vederti o è un piacere rivederla. Sanno che funziona meglio di piacere di conoscerti. Ma attenzione, il secondo saluto diventa problematico se non ci si è mai visti prima. Se non ricordate di aver mai visto una persona chiedete sempre prima informazioni a qualcuno di fiducia!

Il potere del 7
Negli eventi conviviali, il numero minimo di bigliettini da visita da portare è sempre 7. Pensateci: aziende o associazioni hanno sempre tavoli da 8 persone. In questo modo avrete un bigliettino da visita per ciascun commensale al vostro tavolo. Ma portatene di più. Ricordate, i bigliettini da visita non sono mai abbastanza. E se li si dimentica? Vale la pena, allora, tornare a casa a prenderli o trovare il modo di ristamparli a stretto giro.

Se si chiama biglietto da visita, un motivo ci sarà
Alcune persone non danno volentieri fin da subito loro biglietto da visita perché pensano che sia una forma d’invadenza, una presa di confidenza fuori luogo. Nulla di più sbagliato. E’ solo un piccolo pezzo di carta con il vostro nome e i vostri riferimenti. Ma è uno dei primi passi fondamentali per “tracciare” il vostro network!

Per qualsiasi ragione, non hai un bigliettino da visita?
Creane uno. Personale e personalizzato. Su Internet sono innumerevoli le risorse e i siti che propongono creatività e grafiche, dalle più semplici alle più vivaci. Anche chi non fa un lavoro a contatto con altra gente, chi ha un lavoro che non presuppone l’uso dei bigliettini da visita, deve averlo. E deve tenerne sempre qualcuno nel portafogli. Attenzione: i dati devono essere chiari e definitivi, bisogna scrivere di cosa di occupate e in cosa siete specializzati. Prima di stamparlo controllate sempre una volta di più la bontà delle informazioni e, piccolo consiglio: scrivete anche il rimando al vostro profilo professionale sul web!

Stile Meishi
In Giappone lo scambio di meishi (bigliettini da visita) è una grande arte. Si presenta rispettosamente con due mani, con il nome rivolto verso il destinatario. Il bigliettino non viene mai “afferrato” con disinvoltura e messo in tasca, senza prima un attento colpo d’occhio. Sembra un dettaglio trascurabile, invece trattare con attenzione il bigliettino da visita di qualcuno è il primo segno di interesse e rispetto.

La forza del sorriso
Sorridete dal primo momento. Sorridete e vi sorrideranno. E’ un atteggiamento automatico, perché è il cervello a funzionare in questo modo. Un sorriso apre le porte alla comunicazione amichevole. E’ la risorsa migliore per un buon networking. Non dimenticarlo mai a casa!

Meglio prima che poi
Negli affari il momento migliore per scambiarsi i bigliettini da visita è certamente durante il primo incontro. Fa’ sì che appaia come la tua introduzione “naturale”, così non si creerà disagio o titubanza.

Il Networking in coppia è più divertente
Quando puoi, “viaggia” in coppia. Quando si viaggia in coppia, si ha un buon “back-up” e un maggior senso di sostegno e di sicurezza. Quando ne hai l’occasione, unisciti a chi ne sa più di te. Quando sei tu ad ad avere opportunità di incontro, invita sempre anche qualche amico. Un compagno di squadra qualificato può essere l’ancora di salvezza nella folla.

La matematica del buon Networking: 1 + 1 = 4
Quando sei seduto ad un tavolo di otto o dieci persone, fa sì che ci siano almeno due persone tra te e il tuo compagno di squadra. In questo modo, si le persone nuove che avrai conosciuto saranno quattro, e non solo due. Pessima matematica. Ma ottima regola.

Fai sempre il primo passo
Se il tuo compagno di squadra non ti presenta a nessuno, può darsi che se ne sia dimenticato il nome. Fatti avanti, porgi sempre prima che puoi la mano, presentati e chiedi subito il nome dell’altro. Avrai aiutato anche il tuo amico a ricordarsi chi ha davanti!

Baciare tanti rospi non ripaga!
Partecipare ad un evento, ad un’occasione di incontro, non permette necessariamente un buon networking. Per costruire la tua rete di contatti, devi essere sempre “sul pezzo”. Partecipa a tutti gli eventi possibili, non solo di lavoro o in qualche modo professionali. Programmati – per esempio – un obiettivo personale di tot* nuovi contatti a settimana. Dopo un po’ di tempo i tuoi contatti saranno moltissimi, e con loro avrai accesso, a tua volta, anche alle loro reti di conoscenze. Senza dover baciare nessun altro rospo.

Continua a girare nel loro “stagno”
Quando incontri gente nuova, ricorda di non passare tutto il tempo a parlare solo delle persone che conoscete in comune. Parla di te senza ergerti a grande esperto, accenna alle persone con cui hai lavorato o che hai conosciuto in passato e perché. Usa il web e cerca di essere sempre presente, anche quando mancano le occasioni di incontro organizzate. Oppure, organizzale tu. Il networking deve essere ottimizzato. Può diventare noioso, ripetitivo, ma non importa: non puoi sapere cosa stai seminando per il tuo futur

28. February 2017 · Comments Off on Come Chiedere Cambio di Residenza · Categories: Altro

Cambiare residenza non è complicato come si crede, non si devono infatti compilare molti moduli e presentare una miriade di documenti, ma basta recarsi all’ufficio comunale di competenza e comunicare il cambio che si è effettuato.

Se si è cambiata città e non si è ancora provveduto al cambio di residenza, potrebbe essere molto complicato ottenere le agevolazioni a cui si ha diritto, come la tessera elettorale nuova, il medico di base, il permesso di parcheggio ecc., è quindi doveroso richiedere il cambio di residenza, in modo da poter beneficiare delle cose che l’amministrazione comunale mette a disposizione per i propri cittadini.

Per effettuare questo cambio, basta recarsi all’ufficio del comune e portare la carta di identità, la patente, e il contratto di affitto o il rogito notarile per testimoniare che si vive ora in questa nuova residenza e per avere quindi diritto ai servizi offerti dal comune.

L’ufficio comunale, una volta esaminati i documenti, vi rilascerà un foglio provvisorio, in attesa che l’atto ufficiale vi giunga nella vostra nuova residenza.
A questo saranno allegati degli adesivi, da apporre sui documenti, in modo che risulti anche su questi il cambio.

Per concludere, è importante sapere che nei rapporti con la Pubblica Amministrazione il certificato di residenza può essere sostituito da un’autocertificazione. Per scrivere il documento basta scaricare questo modello autocertificazione di residenza e compilarlo con i propri dati.