14. Novembre 2020 · Commenti disabilitati su Rating Bancario e Circostanze Andamentali · Categorie:Imprese, Lavoro

Il metodo consiste nell’analisi di informazioni su base mensile per individuare i clienti con potenziale rischio di deterioramento del credito ad un anno ed avviene sostanzialmente attraverso una modalità ben specifica: analizzando il suo comportamento passato, sapendo che è logico aspettarsi che chi era preciso, continuerà ad esserlo, mentre chi non era preciso, difficilmente lo diventerà.
Occorre subito dire che è un approccio profondamente ingiusto, perché non contempla la possibilità che un soggetto, se ha sbagliato, smetta di sbagliare e che non tiene ovviamente conto delle ragioni per cui ci sia stato un certo tipo di comportamento piuttosto che un’altro. Non viene quindi “pesata” e valutata l’anomalia andamentale, ma viene semplicemente registrata e memorizzata.
Il problema, per l’Azienda, è che se il bilancio può essere nel corso del tempo migliorato, se la qualità delle sue performance può essere resa nella sua più corretta rappresentazione, ciò che risulta dall’andamentale rimane scritto con inchiostro indelebile alla pari di un certificato penale, e ne fa fede nei rapporti con le istituzioni finanziarie fino a prova contraria.

Da questo punto di vista le aziende possono fare molto per evitare di incappare in anomalie, la maggior parte delle quali deriva semplicemente dall’ignoranza sul funzionamento del sistema, come vedremo nel punto successivo. Comportamento del cliente
L’assenza di anomalie nella tenuta del conto corrente da parte di un soggetto economico è un dettaglio molto importante a livello di rating, e finisce per influire con un peso ben maggiore rispetto alle circostanze quantitative e qualitative. Un ottimo bilancio, un’ottima strategia aziendale possono essere vanificate da un cattivo andamentale.

Come sempre, parlando di banche, occorre entrare nella loro ottica e lasciare la nostra. Se, per esempio, ci scordiamo di pagare una piccola rata di un finanziamento e la paghiamo il giorno dopo, quella che per noi è una semplice dimenticanza, per la banca è un’anomalia che ha un significato ben preciso: Se il cliente non riesce a pagare in tempo una rata, come può pagare nuovi finanziamenti? Non si parte quindi dal presupposto che il cliente abbia problemi di memoria, ma che abbia problemi finanziari.
Altro tasto dolente sono gli insoluti. Avere un portafoglio di sconto fatture o di ricevute bancarie e non ricevere il puntuale pagamento dei propri clienti, espone il soggetto economico ad una serie di anomalie bancarie che vengono attentamente considerate e valutate.

Il primo dubbio della banca è che ci sia la possibilità di trovarsi di fronte ad operazioni fasulle, esistenti solo sulla carta, finalizzate al finanziamento dell’impresa tramite lo sconto ri.ba. , come purtroppo molte aziende stanno facendo, con un reciproco fatturarsi e scontarsi. Non a caso, la maggior parte delle banche, sta attrezzandosi attraverso la formale cessione di credito e non più lo sconto “sulla parola” come è avvenuto da sempre. La formale cessione di credito prevede la sostituzione del beneficiario cliente con la banca stessa, e si attiva mediante un sistema di raccomandate con ricevute di ritorno in cui il debitore viene formalmente avvisato che non dovrà pagare al cliente ma alla banca stessa la fattura.
Abbiamo poi il dubbio sulla correttezza della politica commerciale che il cliente instaura con i suoi clienti.
Abbiamo una svalutazione del valore del proprio portafoglio fatture, con l’evidenziazione di una percentuale di insoluti più o meno alta, che può sconfinare nel rifiuto da parte della banca di scontare fatture spiccate su determinate aziende.
Abbiamo infine probabilmente degli scoperti di cassa, in quanto il denaro anticipato , per esempio a novanta giorni, deve essere restituito al novantesimo giorno, per cui o l’operazione viene chiusa prelevando i soldi dal conto corrente normale, o rimane aperta come debito del cliente nei confronti della sua banca.
Altro tasto dolente sono gli sconfinamenti “verbalmente” autorizzati dal Direttore o dal gestore. Su questo bisogna focalizzare al meglio l’attenzione, perché da questa pratica molto diffusa nascono le principali problematiche per le aziende. Andare oltre il fido accordato è certamente possibile se la banca ha la certezza che si tratti di un fatto eccezionale e temporaneo, altrimenti o viene aumentato il fido strutturalmente o viene impedito l’andare oltre l’accordato. Ambedue le procedure però presumono una analisi da parte dell’Ufficio Fidi che impiega del tempo e costa del denaro. Il semplice “rientra la prossima settimana” che il direttore comunica telefonicamente all’imprenditore non è un ampliamento del fido temporaneo, ma è semplicemente una tolleranza della banca a fronte di un comportamento anomalo del correntista. Quindi due cose: la banca può non essere tollerante in eterno, e soprattutto si sta parlando di anomalie e come tale vengono trattate e memorizzate, quando addirittura non si arriva alla segnalazione in Centrale Rischi (che vedremo nel prossimo argomento). Tollerare quindi non vuol dire essere d’accordo, ma invece la maggior parte dei correntisti, grandi o piccoli che siano, restano stupiti quando, in occasione di una richiesta di nuovi fidi, viene fuori un report di sporadici sconfinamenti che penalizza la richiesta e la fa concludere in maniera negativa per l’imprenditore. Le regole, in realtà, ci sono e tollerare una eccezione, non vuol dire che le regole non valgano comunque.

La gestione dei pagamenti e degli incassi, per esempio, può originare sconfinamenti di valuta, che alla lunga, pesano sul rating, e di cui l’Azienda ne è all’oscuro, pur essendone la causa per la maniera di lavoro sbagliata. Se infatti sappiamo di avere il fiato corto, avere dei pagamenti da fare a fine mese (ri.ba da onorare) causa spesso degli sconfini non reali ma di valuta, che vanno a penalizzare il rating e costano anche denaro sonante a livello di interessi passivi. Spiego meglio: Una riba di 5.000 euro che scade il 31 ottobre, può essere onorata tranquillamente fino al 3 del mese successivo. La valuta con cui esce il denaro è però 2 novembre. Se contemporaneamente il giorno 31 ottobre abbiamo portato il nostro portafoglio in banca per 6.000 euro, siamo tranquilli perché la ri.ba è coperta ampiamente. Errore. I 6.000 euro arriveranno sul nostro conto con valuta anche 10 novembre, mentre i 5.000 sono usciti il 2 novembre, con uno sbilancio di 5.000 euro per 8 giorni (il vecchio e rimpianto massimo scoperto) pertanto vengono a crearsi interessi passivi e se l’operazione, va oltre il fido, gli interessi si impennano a livelli che rasentano l’usura. Il tutto però avviene contabilmente, senza che ci siano messaggi scritti o telefonate di avvertimento di sconfino, nella stragrande maggioranza dei casi.
Sono tutti questi episodi che, una diversa organizzazione e tempistica dei pagamenti, potrebbero agevolmente ovviare. Se si incassa fatturando il 30 e si pagano le riba strutturalmente il 10 o il 15, cambia poco a livello di rapporti clienti/fornitori, ma cambia molto a livello di utilizzo dei fidi e di eventuali sconfinamenti.