28. January 2018 · Comments Off on Cosa Bisogna Sapere sulla Moneta · Categories: Banca e Conto Corrente

Il nome Moneta ha origine secondo molti studiosi dal termine greco Monytes, indicatore, designatore, monitore.

Comparsa come normale evoluzione del baratto, che aveva i suoi limiti nell’impossibilità per chiunque di risparmiare e consumare nel futuro il proprio bene deperibile, la moneta, metallica e di forma circolare, vede la luce, prima nelle civiltà greca (quelle civiltà dell’antichità classica non romane) intorno al 700 a.C. e, successivamente, in quella romana. Limiteremo volutamente la cronologia numismatica al solo occidente, elencando di seguito le monetazioni più importanti

Monetazione greca
Per ordinare la monetazione greca, si usa generalmente il criterio artistico che la suddivide in 4 grandi periodi:

Primo PERIODO, arte arcaica dal 700 al 480 a.C.
Caratterizzato dalla rozzezza delle forme. La moneta presentava generalmente la lavorazione solo sul lato diritto, mentre nel rovescio vi era quasi sempre un quadrato incluso, cioè l’orma lasciata dall’incudine sulla moneta quando questa veniva battuta con il martello.

Secondo PERIODO, arte di transizione dal 480 al 415 a.C.
Le forme sono ancora abbastanza rigide e spigolose ma risulta evidente un miglioramento rispetto al primo periodo.Sul diritto spesso sono raffigurati profili umani abbastanza grossolani; in alcuni casi il rovescio presenta ancora il classico quadrato incuso ma iniziano a comparire i primi rovesci lavorati.

Terzo PERIODO, arte di massimo splendore dal 415 al 336 a.C.
Di fattura meravigliosa, le monete di questo periodo presentano sul diritto teste di divinità viste di tre quarti. Vivaci ed eleganti raffigurazioni umane ed animali campeggiano sul rovescio di queste inimitabili monete.

Quarto PERIODO, arte di decadenza dal 336 in poi.
Le monete di questo periodo perdono l’eleganza che le aveva fino ad allora caratterizzate. Sul diritto,le divinità vengono pian piano sostituite dai ritratti dei re e i le raffigurazioni sui rovesci sono sempre più statiche.

Monetazione romana
La monetazione romana è divisa in due periodi distinti

Periodo repubblicano
Dopo aver abbandonato il baratto anche la civiltà romana, evolvendosi, introduce la moneta (prima fusa e poi coniata) per regolare gli scambi commerciali sempre più importanti. La prima monetazione bronzea, imponente e rozza, (aes rude e aes signatum) viene pian piano sostituita da conii, in metalli diversi, più raffinati ma sempre più piccoli, cosi come segue:

dalle origini di Roma fino al 268 a.C. Aes rude e Aes signatum in bronzo;

dalle origini di Roma fino al 268 a.C. Aes signatum in bronzo;

dal 342 al 211 a.C. monete Romano-Campane in bronzo, argento ed oro,

dal 338 al 268 a.C. Aes grave o librale in bronzo;

dal 268 al 217 a.C. Denari e sottomultipli in argento;

dal 268 al 48 a.C. Asse ridotto e successive diminuzioni in bronzo;

dal 217 al 48 a.C. Denari in argento col nome dei magistrati monetari;

dall’ 81 al 48 a.C. Aurei in oro.

Periodo Imperiale
Anche se storicamente l’Impero Romano inizia con Ottaviano Augusto (2 d.C.) e termina con sua la caduta (476 d.C.), la monetazione Imperiale Romana inizia dal 48 a.C. , quando Giulio Cesare si fece eleggere dittatore perpetuo. In questi cinque secoli vennero coniate innumerevoli monete in oro, argento e bronzo. Solitamente la monetazione imperiale propone sul diritto il ritratto dell’imperatore regnante che, a volte, concede il suo diritto di effigie alla moglie, l’imperatrice, o ai membri della sua famiglia. Il rovescio invece è molto vario: raffigurazioni maschili e femminili, allegorie, personificazioni geografiche e concetti astratti, costruzioni varie, monumenti sacri e profani, armi e via dicendo rappresentano la vita romana nella sue forme più varie, dal culto alla guerra. Per informazioni su come riconoscerle e sul loro valore, è possibile vedere questa guida sulle monete romane su Valoremonete.net.

Monetazione bizantina
In concomitanza della caduta dell’Impero Romano, inizia la monetazione bizantina che può essere inserita nel periodo che va dal 395 d.C. al 1453 d.C., durante il quale vennero coniate innumerevoli monete in bronzo, argento ed oro.
La monetazione in bronzo era composta dai Follis e dai piccoli Nummus o Denarius. I nummus erano monete dal diametro di circa 10 mm e dal valore molto esiguo. Per questo motivo ben presto fu necessario affiancarli da multipli da 5, 10 e 20 nummus e si distinguevano per una lettera presente sul rovescio (E= 5 nummus; I= 10 nummus e K= 20 nummus). Esistevano poi i Follis, riconoscibili dalla lettera M e aventi un valore di 40 volte superiore al nummus, decisamente più adatti per gli scambi commerciali.
La monetazione argentea era composta dalla Siliqua e dal Miliarensis. Quest’ultimo, coniato quasi ininterrottamente per l’intera durata dell’impero,pesava circa 8 gr ed aveva valore doppio rispetto alla siliqua.
La monetazione d’oro aveva come punto di riferimento il Solido o Soldo. Era la moneta con il valore nominale più alto e pesava circa 4,5 gr.; circolò per tantissimi anni e mantenne praticamente invariate le sue caratteristiche. Questa moneta venne affiancata da altre due monete d’oro da 1/2 ed 1/3 di solido, chiamate rispettivamente Semisse e Tremisse.

Monetazione medioevale
La monetazione medioevale è caratterizzata essenzialmente dalla mancanza di monete d’oro. Alla base del sistema, regolarizzato da Carlomagno, vi era la moneta d’argento. La scarsità dei metalli preziosi, la mancanza di traffici commerciali e le devastazioni delle invasioni barbariche nei territori che un tempo erano sotto il controllo dell’Impero Romano portarono alla quasi scomparsa della moneta. La sola circolante era il Denaro, piccola e sottile moneta d’argento pesante poco più di 1 grammo.
La frammentazione in stati e staterelli dell’ex Sacro Romano Impero portò all’ affermazione dei Comuni, che iniziarono a battere moneta propria. La carenza quasi assoluta di metalli preziosi, però, aveva reso le poche monete d’argento circolanti, delle semplici lamine più simili allo stagno, decisamente inadatte ai traffici commerciali con il mondo arabo, che continuava, invece, ad usare monete d’oro. Proprio la necessità di intraprendere affari con i ricchi paesi orientali portò le città più forti a coniare monete accettabili in oro e argento: Firenze con il suo fiorino d’oro, Genova con il Genovino e Venezia con il Ducato furono gli esempi più rilevanti. Intorno alla fine del XV secolo, in seguito alla scoperta degli enormi giacimenti del nuovo mondo, apparvero sul mercato le monete d’argento di largo modulo.

Monetazione moderna
La scoperta dell’ America portò infiniti giovamenti al vecchio continente e al suo sistema monetario. Il misero denaro venne soppiantato dai vari Talleri, Scudi e Ducati dalle dimensioni eccezionali. Ma la Spagna, divenuta col tempo padrona assoluta ed incontrastata di tutto il metallo prezioso proveniente dalle sue colonie d’oltremare, decideva e continuamente variava il rapporto fra l’oro e l’argento, obbligando gli altri Stati europei, grandi e piccoli, ad un adeguamento costante e sfiancante del loro sistema monetario. Tutto questo perdurò fino allo scoppio della Rivoluzione Francese e alla conseguente introduzione del sistema decimale. La creazione dell’ Unione Monetaria Latina, basata appunto sul sistema decimale, vide la partecipazione di numerosi Stati europei che si accordarono per coniare monete in oro, argento e rame con le stesse identiche caratteristiche tecniche. (Simbolo indiscusso di questa cooperazione fu il Marengo). Ad essi non si associò l’Inghilterra che fondò un sistema monetario autonomo,basato sulla fortunatissima Sterlina d’oro. Questa nuova moneta, insieme al Dollaro americano, dominò il panorama economico mondiale fino alla fine della 2° guerra mondiale.

Monetazione contemporanea
Con i loro inevitabili e devastanti strascichi economici, le grandi guerre mondiali contribuirono in pochi anni alla cancellazione nel mondo occidentale della tradizionale monetazione che, fino ad allora, si era basata sui metalli preziosi. Il caos economico generato da quel periodo e la Grande depressione nel 1929, in brevissimo tempo, portarono i paesi industrializzati ad abbandonare l’utilizzo delle monete d’oro per la circolazione e a firmare, nel contempo, l’ accordo economico di Bretton Woods, atto a regolarizzare la politica monetaria internazionale. Questo accordo prevedeva, inoltre, che ogni stato stabilizzasse il tasso di cambio e ancorasse la propria moneta al dollaro americano, che divenne, con alti e bassi, la valuta di riferimento in tutto il mondo fino ai giorni nostri.Per trovare una moneta così determinante dovranno trascorrere circa 40 anni. Nei primi anni del 2000 l’avvento dell’Unione Europea (UE), portò come conseguenza la nascita dell’ Euro. Generato in un bacino d’utenza di quasi 600 milioni di persone, oggi l’euro viene sempre maggiormente apprezzato in tutto il mondo tant’è che le transazioni internazionali, basate fino ad ora quasi esclusivamente sul dollaro, vedono sempre di più l’affermarsi della nuova moneta europea.
Il boom economico mondiale ha fatto si che dagli anni 60 alcuni stati siano tornati a coniare monete in oro e argento, in tirature più o meno limitate, e a destinarle esclusivamente a collezionisti e investitori. Oggi sono innumerevoli le zecche che producono e commercializzano tali monete. In questo mercato sempre in costante ascesa, l’ Australia copre da sola quasi il 40%, seguono la Cina, il Canada e gli Usa. In campo europeo, invece è l’Austria a primeggiare, offrendo agli appassionati del settore, una produzione di indiscussa qualità.

20. January 2018 · Comments Off on Carta di Credito in Giappone – Come Scegliere · Categories: Banca e Conto Corrente

Il circuito leader per le carte di credito in Giappone è sicuramente quello della JCB, una società di servizi finanziari che è attiva fin dal 1961 e che si è sempre distinta per i prodotti particolarmente innovativi offerti sul mercato.

In una fase iniziale, la JCB aveva iniziato a proporre carte di credito e sistemi di pagamento solo per clienti giapponesi, cinesi o coreani ma ben presto si è deciso di estendersi anche ad un mercato internazionale, così da fare registrare quasi 60 milioni di clienti sparsi in tutto il mondo. I negozi aderenti al circuito sono ben 14 milioni.

Per prelevare denaro contante, è sufficiente recarsi presso un qualunque ATM che espone il logo Cirrus, muniti del proprio Pin personale.

A disposizione dei clienti un numero verde e una help line che provvederà alla necessaria assistenza anche in caso di smarrimento della carta di credito.

14. January 2018 · Comments Off on Come Funzionano i Finanziamenti a Fondo Perduto · Categories: Prestiti Finanziamenti

Quando si parla di Finanziamenti a Fondo Perduto, si intende quella particolare tipologia di finanziamento destinata ad alcune specifiche categorie di persone, come i giovani, i disoccupati o le donne, che vogliono cimentarsi nel mondo dell’imprenditoria.

Nella comune definizione finanziaria, si definisce a fondo perduto quell’operazione finanziaria caratterizzata dall’erogazione di un capitale, nella maggioranza dei casi stanziato da parte di un Ente Governativo, del quale non si richiederà alcun rimborso.

Nella fattispecie, infatti, i Prestiti A Fondo Perduto rappresentano quei peculiari interventi in cui il finanziatore, a fronte di determinare condizioni e requisiti, rinuncia in tutto o in parte al rimborso del prestito elargito. Come già detto in precedenza, queste operazioni sono solitamente realizzate da enti pubblici o da istituti di credito che solitamente agiscono per conto di assetti normativi scaturenti da particolari istanze sociali ed economiche in generali.

Anche se la consuetudine vuole che gli enti eroganti siano perlopiù Enti Pubblici, c’è da sottolineare che non mancano comunque gli Erogatori Privati, solitamente si tratta di fondazioni o enti similari che traggono un personale vantaggio da questa particolare formula finanziaria, anche se c’è da ricordare che la funzione e l’obiettivo più pregnante dell’intervento a fondo perduto è rappresentato dalla volontà di sostenere il beneficiario mediante un consistente aiuto economico, anche se ogni erogante (sia pubblico che privato) ottiene inevitabilmente dei vantaggi trasversali determinatisi dell’irrobustimento del capitale del beneficiario.

Un classico esempio è riscontrabile nella stagnazione dei mercati, solitamente in condizioni di forte crisi economica, lo Stato sceglie di erogare i finanziamenti a fondo perduto, al fine di procedere alla rivitalizzazione del mercato stesso; ottenendo quindi in via trasversale un beneficio non indifferente per l’intera economia del Paese.

Questo il motivo principale per cui gli interventi a fondo perduto sono soggetti a particolari condizioni, ovvero limitati ad alcuni specifici ambiti entro cui investire il danaro ricevuto.

07. January 2018 · Comments Off on Strategie Opzioni Binarie – Straddle · Categories: Investimenti e Operazioni Finanziarie

Vi sono numerose strategie che possono essere messe in atto per guadagnare con le opzioni binarie, la più utilizzata si chiama: Straddle. Questa strategia permette di incrementare i profitti derivanti dall’investimento in opzioni diminuendo allo stesso tempo il rischio di investimento.
La strategia è valida sia con le opzioni Put, sia con le opzioni Call, vediamo come operare.

Supponiamo di acquistare un opzione Call su Apple di valore 100€ e con payoff del 75%. Una volta che la nostra opzione sarà in the money, ossia, il titolo sarà salito supponiamo a 110€, possiamo attuare la nostra strategia. Acquistiamo quindi una opzione Put sempre Apple a 110€ con payoff a 75%. Vediamo quali sono gli scenari possibili che ci si presentano:

1 il prezzo resta nell’intervallo 100€ e 110€, questo significa che guadagneremo da entrambe le opzioni, quindi, il guadagno totale sarà di 75€ per l’opzione Call e 75€ per l’opzione Put, quindi, in totale avremo guadagnato 150€.

2 Se il prezzo sale al di sopra dei 110€ o scende al di sotto dei 100€ avremo una sola opzione in the money. L’altra opzione sarà in perdita di 100€. L’opzione in the money ci farà guadagnare il 75%, quindi, 75€, portando la nostra totale perdita a 25€, ossia, al 25%.
Molti broker però risarciscono, in caso di perdita, il 15% del capitale, quindi, la massima perdita sostenuta sarà solo del 10% ossia di 10€.

3 Una delle due opzioni risulterà essere at the spot, ossia, il prezzo del sottostante è rimasto invariato. In questo caso l’investimento viene risarcito e avremo guadagnato dall’altra opzione il 75%.

Come puoi notare questa strategia consente di raddoppiare il profitto a fronte di una perdita minima sostenibile.

28. December 2017 · Comments Off on Come Diventare Consigliere dell’Orientamento · Categories: Lavoro

Quella del Consigliere Dell’Orientamento è una professione dall’alta specializzazione che consiste nel fornire assistenza e servizi di orientamento riguardo: mercato del lavoro, sistema scolastico-formativo.

Lavorare come consigliere dell’orientamento significa dunque svolgere tutte le attività volte ad orientare le persone in determinati settori: fare formazione, condurre colloqui di orientamento, predisporre e presentare progetti di ricerca, organizzare l’attività didattica nelle scuole, fare il bilancio delle competenze

Tra le varie professioni del settore comprende vari profili: l’orientatore per le scuole superiori e l’orientatore per i corsi universitari e l’orientatore al lavoro.

Un consigliere dell’orientamento deve conoscere i metodi per la definizione dei curricula e dei percorsi formativi, al fine dell’insegnamento e della misurazione degli esiti formativi.

Si tratta infatti di un professionista dell’orientamento e della consulenza che forma i giovani e li orienta; è quindi in grado di rispondere alle loro domande sul mercato del lavoro e sugli sbocchi occupazionali dei diversi corsi di laurea e scuole superiori.

Si tratta di uno specialista dell’educazione e della formazione che svolge compiti molto delicati.

Secondo i dati dell’ISFOL le prospettive occupazionali al 2014 dovrebbero incrementarsi di circa il 9,3% un dato che riguarda non solo i consiglieri dell’orientamento ma tutte le categorie che si occupano di educazione.

Per diventare consulenti dell’orientamento è necessario avere una laurea, anche in materie umanistiche, e seguire corsi di formazione specifici che preparino e permettano l’acquisizione di tutte le competenze.