14. January 2017 · Comments Off on Come Parlare in Pubblico · Categories: Lavoro

A tutti sarà successo o succederà di parlare in pubblico. È una situazione che può capitare anche a chi non svolge un ruolo prettamente commerciale o di pubbliche relazioni.
Le occasioni infatti possono essere diversissime: una riunione con il proprio responsabile, corsi di aggiornamento e convegni di settore, o ancora un colloquio di lavoro o la richiesta di un aumento.

Quello che forse non tutti sanno è che l’arte del public speaking, pur avendo una componente di creatività, è frutto di regole e tecniche che si possono imparare e che possono garantire un buon risultato anche a persone meno predisposte per motivi di timidezza o per scarsa abitudine.
Conoscere questi trucchetti e metterli in pratica vi permetterà di arrivare preparati all’appuntamento con il vostro pubblico.

Format. Prima di impostare il discorso, informatevi sul tempo a vostra disposizione e in che tipo di situazione parlerete. Sarete i soli relatori? Si tratterà di una tavola rotonda? È prevista una sessione di domande finale? Ci sarà un moderatore?

Pubblico. Sapere a chi vi rivolgerete, soprattutto nel caso di convegni o presentazioni, è il primo indizio per capire come impostare il discorso. Nel caso di un incontro di lavoro, parlerete col responsabile di un’azienda o con i suoi collaboratori? Nel caso di un evento, sarà presente un pubblico di esperti dell’argomento in discussione o di neofiti? Questi elementi vi chiariranno l’atmosfera che dovrete creare e il livello di particolari nel quale potervi addentrare, per rendere tutti in grado di comprendervi.

Messaggio. Come vi piacerebbe fosse riassunto il vostro discorso a qualcuno che non era presente? Quale sensazione volete imprimere o quale riflessione volete suscitare sul pubblico? Concentratevi sul messaggio che volete sia ricordato, attorno al quale costruirete un sommario di argomenti da trattare e tesi da argomentare.

Partenza. I primi due minuti – eh sì, proprio quelli in cui vi suderanno le mani e la voce tremerà – sono fondamentali per dimostrare la vostra preparazione e per catturare l’attenzione del pubblico. Qualcuno, per stemperare la tensione, diceva di immaginare i presenti in una situazione divertente; non siamo sicuri dell’efficacia di questo consiglio, per cui preparatevi bene all’esordio, eventualmente imparando a memoria l’introduzione ed evitate di andare a braccio.

Tempo. Raramente le persone amano ascoltare a lungo qualcuno; anche il più bravo degli speaker dovrà fare i conti con il calo d’attenzione della platea. Se avete i minuti contati, chiedete a qualcuno di indicarvi quando ve ne mancheranno cinque alla fine e quando ve ne mancheranno due; vi aiuterà a dirigervi verso la chiusura e a non tralasciare la conclusione. Per non perdere minuti preziosi, se interverrete dopo un altro relatore, evitate di cominciare riallacciandovi al suo discorso con commenti e osservazioni: vi porterà fuori strada e rischierete di non avere più tempo per le vostre argomentazioni.

Flessibilità. Organizzate e imparate bene il vostro discorso in modo da, qualora fosse necessario, avere la capacità di saltare da una parte all’altra o addirittura tagliarne un pezzo senza perdere il senso generale.

Sicurezza. Ricordatevi che, se siete lì a parlare davanti a tutti, un motivo c’è: siete la persona giusta per approfondire quell’argomento. Per cui, senza esagerare, dimostrate sicurezza ed entusiasmo per le cose che raccontate, evitando invece di scusarvi per le cose che non sapete o il materiale che non avete.

Question time. Se è previsto un momento finale per le domande, per prima cosa mantenete un atteggiamento educato e bendisposto; ringraziate le persone che intervengono e che offrono spunti particolarmente interessanti. Siate sicuri delle vostre conoscenze, ma se a qualcosa non sapete rispondere fatevi lasciare un recapito a cui inviare la risposta dopo che vi sarete adeguatamente informati. Può sembrare imbarazzante, ma vi eviterà una brutta figura e vi ripagherà in onestà intellettuale e professionalità.

07. January 2017 · Comments Off on Posto Fisso e Lavoro Online · Categories: Lavoro

Le nuove tendenze premiano coloro che sono capaci di crearsi il lavoro, con impegno, spirito di indipendenza e creatività. Sono i cosiddetti wwworkers, ossia migliaia di lavoratori che puntano sul web per provare a fare soldi. Lavoratori della Rete: sarebbe questa la fotografia di un’Italia che vuole lavorare e che se non lo può fare da ufficio lo fa da casa e dal proprio pc. Microimprenditori di se stessi, che con una banale partita Iva hanno dato vita a piccole imprese piene di idee e potenzialità.

Certo bisogna esser cauti e oculati. Lo stipendio può esser niente male per un wwworker, stimato tra i 1500 ai 3000 euro al mese. Assolutamente vantaggioso se si calcola anche il tempo libero che si può disporre rispetto ai ranghi da dipendente. Ovviamente è essenziale che quello che si fa sia più una passione che un lavoro per vivere. Lavorare meno? No, lavorare meglio. Ecco qualche esempio.

Ragazzi e ragazze che pubblicano su internet annunci di dog-sitter con disponibilità h 24 per portare i cani in giro nei parchi di Milano. Sempre grazie ad internet c’è chi produce e distribuisce shopper ecologici importati dalla Cina e rivenduti in Italia grazie alla rete.

Internet per portare al grande pubblico prodotti tipici, piccoli marchi, imprese familiari e contadine che altrimenti non avrebbero mai visibilità. Family business, questa la parola d’ordine di chi vuole puntare sul lavoro autonomo: esser mamma ed imprenditrice si può, vista la comodità di lavorare da casa.

I risultati di questa microimprenditoria fantasiosa ed efficace dimostrano quanto l’occupazione stia prendendo una nuova piega.

28. December 2016 · Comments Off on Knowledge Worker · Categories: Lavoro

Nel nostro blog abbiamo dedicato ampio spazio alle professioni del futuro, sia a quelle che solo fino a qualche anno fa proprio non esistevano perché sono frutto di tecnologie all’avanguardia che a quelle che si sono semplicemente evolute, registrando i cambiamenti necessari a non perdere importanti occasioni di business.

Coloro che rivestono questi ruoli si possono identificare nella maggior parte dei casi come Knowledge Worker.

Chi sono? Sono gli “operatori della conoscenza”, una schiera di lavoratori, trasversale a settori e ambiti d’intervento, che raggruppa imprenditori, dipendenti e liberi professionisti indipendentemente dal loro inquadramento all’interno dell’organico aziendale, ma piuttosto per il tipo di contributo che danno al raggiungimento di nuovi obiettivi, alla creazione di servizi di qualità o alla fornitura di prodotti di successo.

Al grido di “l’unione fa la forza” milioni di persone in tutto il mondo lavorano oggi nella galassia della conoscenza.
I Knowledge Worker in Italia sono circa il 41% della popolazione lavorativa, così come indicato da una ricerca del Politecnico di Milano.

Una prima lettura di questo fenomeno evidenzia come l’economia della conoscenza trovi il suo presupposto principale nella “tecnocrazia”, applicata oramai alla gran parte di aziende e servizi, e come stia pian piano producendo guadagni significativi.
Molti prodotti oggi, soprattutto quelli legati alla tecnologia, hanno un valore industriale – legato cioè a processi di produzione in senso tradizionale – relativo. Il grosso dell’investimento infatti viene speso non tanto nelle materie prime o nelle tecniche di produzione, quanto nella progettazione, nella ricerca e sviluppo, nel design e infine nel marketing. Tutte attività che mettono in moto la “società della conoscenza” con le sue potenzialità, il suo sapere e infine il suo indotto.
Per esempio secondo le previsioni, nel 2020 saranno 2,5 miliardi le persone che avranno dimestichezza con un telefonino: tra applicazioni, e-commerce e social gaming è facile pensare a quante nuove professionalità saranno necessarie per soddisfare questa richiesta del mercato.

Cosa contraddistingue gli operatori della conoscenza?

La multidisciplinarietà, un mix di saperi e attitudini che porta spesso i Knowledge Worker a lavorare in squadra per unire le diverse competenze. Pensate per esempio a quante mansioni diverse si nascondono dietro un sito Internet: project manager, sviluppatori, designer, copywriter, social media specialist.
La coesione, i Knowledge Worker, slegati a ordini professionali e a inquadramenti professionali tradizionali (si pensi al fenomeno del nomadismo digitale), risultano essere molto uniti tra loro e credere a valori come la condivisione, la meritocrazia e il riconoscimento dell’importanza del sapere di ciascuno per la buona riuscita di un progetto collettivo.

L’importanza che gli operatori della conoscenza rivestono nella creazione di business continuerà a generare nuove opportunità di lavoro per chi si affaccia nel mondo del lavoro.

14. December 2016 · Comments Off on Frasi che il Capo non Deve Dire · Categories: Altro

Quanto è importante la scelta delle parole quando il nostro ruolo è quello di motivare e guidare le persone? Quanto può influenzare la percezione di noi con colleghi e collaboratori? In alcune occasioni, per esempio, è meglio evitare di dire determinate cose, per quanto al momento ci possano sembrare istintive o imprescindibili.

Abbiamo pensato di offrirvi qualche spunto su termini e modi di dire che possono facilmente essere fraintesi dai vostri collaboratori, da evitare in favore di un clima che ispiri condivisione, rispetto e contribuisca al team building.

Non posso farci nulla. Come superiore e punto di riferimento esprimere un’impossibilità in questa forma può facilmente essere percepito come una mancanza di volontà di fronte a un problema. Chiedere invece “Come suggerite di risolvere la situazione?” ispira maggiore propensione al dialogo e in futuro la stessa persona prima di confidare dubbi ed eventuali lamentele penserà quali soluzioni proporre prima di esporvi il problema. In seguito un follow up concreto della questione sollevata attribuirà la massima professionalità al vostro operato

Risulta essere sempre stato così. In un contesto di insoddisfazione o di fronte al suggerimento di un’alternativa da parte di un collega, questa frase suggerisce come punto di riferimento uno standard di mediocrità e mancanza di argomenti. L’atteggiamento più proattivo è sempre ascoltare e discutere insieme dei vantaggi e svantaggi della proposta, probabilmente arrivando alla stessa conclusione ma con una comprensione diversa.

Nessun altro si lamenta. Il fatto che ci sia una sola persona a riportare una questione non è sinonimo dell’inconsistenza della stessa, potrebbe essere il primo tra tanti o il portavoce. Anche in questo caso chiedere se c’è qualcun altro dello stesso parere non solo ha un suono diverso, ma presuppone risultati differenti. Non è forse meglio essere informati dello stato delle cose piuttosto che mettere la testa nella sabbia?

Può non piacere ma qui è così. Lavorare sotto stress per alcune persone influisce positivamente sulla resa finale, ma a lungo andare troppa pressione può lasciar intendere un disinteresse verso la ricerca delle condizioni lavorative ideali dei propri dipendenti, come se non fosse un valore aziendale.

La scelta finale sta a me. Un buon leader conduce il team formando e incoraggiando le persone che lo compongono; l’obiettivo finale sarà infondere stima non autorità. Imporsi genera stima?

Non lo voglio sapere. La ricerca del feedback è fondamentale anche quando palesemente non è quello sperato. A volte una soluzione non c’è e bisogna far fronte al problema, in questo caso la vostra apertura sulla tematica può essere di supporto morale e crescita.

Si può migliorare. Compito di un buon manager è dare al team delle direttive specifiche, tutti gli strumenti per svolgere un buon lavoro, assegnare deadline realizzabili e offrire supporto se necessario. Prima di giudicare l’operato della persona bisognerebbe analizzare i presupposti e poi, se i risultati non sono quelli attesi, una frase generica non aiuta alla comprensione dell’errore. Al contrario entrare nello specifico sarà un buon punto di partenza.

Io sabato ero qui, e voi? Certe “sottili” pressioni non aumenteranno la produttività del team, la domanda da porsi sarebbe: se sono costantemente necessari straordinari, che cosa posso migliorare nella gestione del team e delle attività assegnate?

Lasciamo correre per questa volta… Se avete deciso di non rimarcare un errore o sollevare una questione questa frase è superflua e insinua dubbi a cui evidentemente non intendete rispondere.

I fatti personali non devono influire. Non è realistico isolare la sfera lavorativa da quella privata per voi come per gli altri; si può cercare di dimostrare la propria sensibilità senza perdere di vista aspettative e obiettivi. La vostra comprensione sarà ripagata da un maggiore impegno per raggiungerli.

28. November 2016 · Comments Off on Frasi da non Dire al Colloquio · Categories: Lavoro

Abbiamo passato in rassegna la fase di preparazione al colloquio di lavoro e il faccia a faccia con il selezionatore mettendo in evidenza l’importanza di comunicare la propria personalità e di conoscersi in modo naturale, senza regole o limiti eccessivi se non quelli del buonsenso. Non ci sono atteggiamenti universalmente corretti e altri sbagliati, a parte alcune regole relative al modo in cui ci si presente relativamente a cui è possibile vedere questa guida pubblicata sul sito Colloquiodilavoro.net, ma qualcosa da evitare, sono quelle frasi che potrebbero essere classificate anche come le più note gaffe o autogol perché facilmente fraintendibili.

Come nel design anche in un colloquio di lavoro di solito vale il solito concetto, minimalismo e neutralità (che non significano però timidezza, mutismo o banalità) sono l’atteggiamento vincente perché una parola di troppo può sottintendere tanti significati diversi da quello originario. Abbiamo stilato una lista di frasi che forse a prima vista potrebbero apparire innocue, ma hanno una valenza diversa per chi le ascolta mentre cerca di farsi un’idea su come potreste rapportavi all’azienda e a un futuro team di lavoro:

Perdoni il ritardo. La puntualità in questi casi è d’obbligo, se sfortunatamente vi è stato impossibile rispettare l’orario prestabilito di pochi minuti, eccessive scuse in merito non vi mettono in una luce migliore. Al contrario iniziare il colloquio con una richiesta di scusa evidenzia una vostra mancanza e vi pone in un’ottica di subordinazione, non in uno scambio tra pari dove entrambi dovete piacervi e scegliervi.

Ho lasciato il mio lavoro a causa del mio ex capo. Le relazioni interpersonali sul luogo di lavoro contano moltissimo e in molti casi possono compromette i risultati e le nostre performance. Questo è proprio il danno che un selezionatore vuole evitare e introdurre una tematica così delicata potrebbe trasformarsi in autogol. Anche quando l’affermazione corrisponde alla verità, potrebbe ritorcersi contro di voi perché non è dimostrabile.

Sono alla ricerca di un’occupazione temporanea. Ci sono dei momenti in cui si è disposti a sacrificare l’ambizione per necessità o a valutare un lavoro diverso da quello sperato nell’attesa di uno sviluppo più in linea con le nostre aspettative. Ma un’azienda non vuole sentirsi dire questo o essere in qualche modo la vostra seconda scelta. Anche di fronte alla domanda specifica il vostro fine sarà comprendere gli obiettivi dell’azienda e contribuire al suo sviluppo.

Non ho esperienza. Per tutti c’è una prima esperienza lavorativa, inutile negarlo cercando di esaltare troppo il vostro CV, piuttosto sarà utile concentrarsi sulle conoscenze che possedete grazie ai vostri studi e al vostro percorso di vita. Se ad esempio non avete esperienza nella supervisione di un team ma siete cresciuti in una famiglia numerosa o avete fatto il rappresentante di classe, potrebbe essere utile per evidenziare che avete le skill adatte.

Sono disposto anche a lavorare gratuitamente pur di entrare nella vostra azienda. Se non date valore a voi stessi e al vostro operato trasmetterete esattamente questa sensazione alla persona che vi ascolta. Cercate di informarvi sulla retribuzione offerta per la posizione tramite gli annunci sul web e date un valore al vostro lavoro. Lasciate comunque sempre che sia l’azienda a introdurre l’argomento retribuzione.

Non posso fare straordinari. Se la posizione per cui vi siete candidati richiede frequenti trasferimenti e di lavorare con un orario flessibile, ma le esigenze aziendali sono inconciliabili con le vostre probabilmente non è il lavoro per voi. Negli altri casi non c’è motivo di affermare un’assoluta impossibilità se non è richiesta, può capitare a tutti uno straordinario ogni tanto ma se non è la norma inutile parlarne.

Sono alla ricerca di un’occupazione meno stressante. Anche se l’occupazione offre indubbiamente condizioni di lavoro migliorative rispetto alle vostre attuali, mettete il focus sulle opportunità di crescita di responsabilità e per la vostra carriera intrinseche nella posizione.

Mi piacciono i cambiamenti frequenti. Se dalla lettura del vostro curriculum balza all’occhio che avete avuto molte esperienze di breve durata in diverse aziende, aspettatevi una richiesta di spiegazioni. Il selezionatore vorrà sentirsi dare delle motivazioni reali per non pensare che alla migliore offerta potreste abbandonare anche questa azienda.

Prima di accettare devo consultarmi con il mio partner. Il colloquio sembra essere andato nel modo migliore, avete trovato una sintonia e un reciproco interesse. Affidare la scelta a una persona, indubbiamente importante ma che non siete voi, potrebbe denotare una vostra insicurezza e ricerca di conferme. Meglio optare per una frase come mi lasci qualche giorno per pensarci.

Non ho mai avuto incidenti di percorso. Nessuno è invincibile e tutti aspirano al successo. A ostentare troppa sicurezza si rischia di cadere nel limite dell’arroganza, non è necessario avere esperienze lavorative negative ma un’analisi oggettiva di pro e contro suggeriscono una buona capacità analitica, oggettività e umiltà.